Il sapore del derby Bologna-Spal vissuto da Michele Paramatti

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Ci sono luoghi che, a furia di essere frequentati per amore o per lavoro, finiscono per saldarsi idealmente a un pezzo della propria vita. Difficile trovare un mestiere che sfugga a questa logica di ancoraggio, seppur metaforico. Per quante volte lo hai attraversato, quello spazio si tatua in un angolo profondo della tua memoria. Sia esso un palazzo, una stanza d’ufficio, una fabbrica. O perfino un corridoio che da un reparto conduce a un altro. Se tuttavia il destino ti porta a essere un calciatore, quella porzione di tappeto verde diventa anch’essa una parte della tua storia. Chissà se lo pensa anche l’ex terzino Michele Paramatti che, il corridoio fra i reparti, lo ha attraversato per quasi vent’anni. Una vita calcistica a fare su e giù lungo la fascia sinistra, fra discese ardite per provare a pungere gli avversari, e risalite per prestare soccorso ai compagni di retroguardia. Dentro, un furore agonistico che forse si sublima in silenzio. Fuori, l’urlo dei tifosi che accompagnano il tuo peregrinare. Senza trascurare i suoni meno gentili provenienti dai supporter rivali. Chissà cosa rimane di quel mondo vissuto correndo, dopo i cambi di maglia, i ritorni, gli stadi di provincia e le grandi platee internazionali. A Bologna si respira aria di un derby, che diversi decenni prima aveva infiammato due tifoserie in competizione. Quello che contrappone i tifosi felsinei ai loro antagonisti spallini. La squadra ferrarese, infatti, riapproda nella massima serie dopo quasi mezzo secolo. E Michele Paramatti, la cui esperienza nasce proprio in terra estense, per poi toccare le tappe di Bologna e Torino, sponda bianconera, incarna il modello di giocatore che ha conosciuto le due città in fasi diverse del suo percorso sportivo. L’opportunità per ascoltare le sue riflessioni su questa atmosfera da derby, la fornisce un incontro promosso nel pub Clandestino di Ferrara, dalla redazione del sito Lospallino.com. «Al Bologna – suggerisce – sotto sotto interessa vincere con la Spal, come interessa vincere le altre partite. Di solito si cerca di guardare alla squadra più ‘forte’. Più è titolata l’avversaria, più la voglia di batterla è superiore. Io sono dalla nascita un tifoso juventino, però quando indossavo una maglia ho sempre sposato la causa della squadra per cui giocavo. L’ultima partita in serie A della Spal risale al 10 marzo 1968, il giorno in cui sono nato. Oggi vedo il calcio come una bellissima passione, ma non ci perdo la testa. Non penso alla rivalità fra squadre come a qualcosa da esaltare. Piuttosto penso che in campo andranno ventidue giocatori, che vorranno dare soddisfazioni al proprio gruppo di tifosi». Una prospettiva, dunque, più distaccata, per un atleta che si è tanto guadagnato l’affetto e la stima del pubblico, da essere destinatario di cori che avrebbero desiderato per lui anche la maglia azzurra. «Gioca bene, gioca male, Paramatti in Nazionale», il refrain che accompagnava le sue scorribande sulla corsia mancina del campo. Anche se c’è chi giura di avere ascoltato anche un ritornello ancora più gratificante, «Se Maldini gioca male, Paramatti in Nazionale». E un gol acrobatico contro la Sampdoria, in Intertoto, che ancora emoziona il suo autore. Ricordi che fa sempre piacere rievocare, insieme ad altri spunti di conversazione. «Ciò non toglie – continua il quasi azzurro – che la squadra del cuore è uno stimolo, un mezzo che ti può portare gioie e delusioni, e fa parte della vita. Il ricordo più bello legato alla Spal è l’essere riusciti a portare, negli anni di Gibì Fabbri, ventimila persone allo stadio. A creare entusiasmo in quel periodo della doppia promozione. Poi malauguratamente siamo tornati giù. Nelle fila del Bologna, invece, ho avuto la possibilità di misurarmi con il massimo campionato. Una delle soddisfazioni maggiori, è stata la semifinale in coppa Uefa contro il Marsiglia nel 1999, con lo stadio pieno. Ho anche fatto gol, poi però hanno pareggiato, e ci è stata preclusa la finale contro il Parma». Un altro potenziale derby.

Giuseppe Malaspina

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