Vita, opere e azioni di Ezio Brevi

Immagine da Youtube

Dietro ogni fantasista, c’è spesso il lavoro oscuro di un costruttore di gioco. Nel Milan del trio olandese, per esempio, a supportare la classe di Gullit e Van Basten, c’era un prezioso portatore d’acqua come Angelo Colombo. Nell’Inter degli anni Settanta e dei primi anni Ottanta, invece, a combattere sui palloni a centrocampo c’era Gabriele Oriali. Un nerazzurro come il cantautore Luciano Ligabue, non a caso, gli dedicò il brano ‘Una vita da mediano’. Di centrocampisti silenziosamente impegnati a rompere le trame di gioco avversarie per far ripartire l’azione, ogni tifoso conserva un importante ricordo. Eppure, nelle sintesi televisive delle partite, i riflettori sono puntati spesso sugli episodi pericolosi sotto porta, e quindi i mediani difficilmente riescono a spiccare. È di pochi giorni fa, la notizia che l’immenso Andrea Pirlo appenderà gli scarpini al chiodo nel prossimo mese di dicembre. Del campione del mondo di Berlino, non c’è supporter italiano, e forse anche straniero, che non rammenti la classe e il servizio prestato con diverse casacche di club, oltre naturalmente alla maglia azzurra. Dal Brescia all’Inter, dal Milan alla Juventus, fino al New York City. Senza tralasciare l’esperienza amaranto di Reggio Calabria. Quotidiani sportivi hanno ricordato la sua carriera, che peraltro ha conosciuto un’evoluzione nel corso del tempo, quando ha arretrato il suo raggio di azione, dietro un’intuizione dell’allenatore Carlo Mazzone. E fra i tanti post e tweet per raccontare di Andrea, c’è quello di una pagina satirica che sposta l’attenzione su un suo vecchio collega amaranto. «Pirlo si ritira: “Il compagno più forte? Sicuramente Ezio Brevi alla Reggina.”», scrive Lo Statale Jonico. Una battuta che gioca proprio sulla mancanza di visibilità mediatica, di cui sono ‘vittime’ i mediani. Chissà se Ezio Brevi ci ha riso su. Lui, che alla Reggina, ha saputo conquistarsi l’affetto e la stima di tifosi e addetti ai lavori. Dopo aver corso e contrastato sulla linea mediana del campo, nelle fila di squadre come Trezzano, Corsico, Pro Sesto, Fiorenzuola, Triestina e Ternana, ecco l’approdo nella Reggina, debuttante in serie A. Due annate, dal 1999 al 2001, condite da cinquantasette presenze e una rete. A battagliare in quella porzione di campo, al fianco di Andrea Pirlo e Roberto Baronio. Chioma folta per tutti e tre, nel cuore del terreno di gioco e delle manovre della squadra della città dello Stretto. E ciascuno con le sue caratteristiche integrate. Pirlo e la sua qualità, Baronio e la tecnica e la visione di gioco, ed Ezio, ribattezzato ‘The wall’ dai successivi tifosi genoani, e la sua quantità. Senza disdegnare qualche gesto atletico di pregevole fattura, come quello a San Siro. Cuore, polmoni e spirito di sacrificio, che non lasciano indifferente nemmeno Roberto Mancini, all’epoca calciatore della Lazio, che durante una sfida al Granillo, continuava a richiamare i suoi compagni, con un eloquente «Attenzione al 20!». Il 20, inciso sulla maglia amaranto, era appunto quello di Ezio Brevi. Che dopo due stagioni a Reggio, prosegue la carriera nel Genoa. E poi Catania, Siena, Venezia e Como. A fare l’incontrista negli stadi di provincia. Fino a diventare allenatore e dare suggerimenti ai suoi ragazzi su come bloccare i campioni. Lui che, con un campione, ci giocava insieme. E che, quando interrompeva le azioni avversarie, era lesto a servirgli un pallone.

Giuseppe Malaspina

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