Lo sguardo dentro i finestrini di un treno in movimento

La palla che danza nell’area piccola è l’immagine sospesa di un duello. Una contesa in bilico fra chi ambisce a sospingerla oltre la linea di porta e chi invece vorrebbe spedirla lontano. Una danza con passi lenti, ballati su un tempo che si dilata in una piccola porzione di spazio. Ma che nella sua semplice materialità non può smettere di provocare eros in chi guarda. Nella sua sconfinata carriera, Milo Manara non si è mai particolarmente occupato di calcio. Eppure continua da una vita a restituire eros negli occhi di coloro che si soffermano davanti a una sua opera. Le illustrazioni e i disegni che accompagnano la sua ricca ed eterogenea produzione inchiodano lo spettatore come la traiettoria di una palla insidiosa che scivola nel cuore dell’area di rigore. È palazzo Pallavicini, a Bologna, a rappresentare l’elegante involucro di oltre un centinaio di queste oscillazioni fra eros e thanatos, con l’esposizione dal titolo ‘Nel segno di Manara. Antologica di Milo Manara’, a cura di Claudio Curcio, in programma fino al 21 gennaio del prossimo anno. Un viaggio attraverso alcune tappe del suo lungo flusso creativo. Una sorta di interrail figurato che sembra ricalcare il percorso di un treno, con le sue accelerazioni e le sue frenate. Dove i finestrini, tuttavia, non si limitano a rivolgersi al paesaggio. Ma si aprono anche sui volti e sui corpi dei passeggeri. Così i loro sguardi furtivi, i loro gesti, i loro movimenti, diventano le forme dei mutamenti di una società. Che siano essi protagonisti reali di vicende della storia e della cronaca, o personaggi pescati dal pozzo profondo dell’immaginazione. Ci sono opere più note e altre meno esposte ai riflettori in una mostra scandita in sette sezioni. Ecco dunque entrare in scena le avventure di un artista come Caravaggio, rappresentato nella sua vitalità, in uno dei lavori più recenti di Manara. La macchina del tempo torna indietro negli anni Ottanta, ma la forza espressiva delle opere realizzate a partire da quel periodo trasferisce un senso di contemporaneità. I nomi di Hugo Pratt, Federico Fellini e Alejandro Jodorowsky indicati a corredo dei lavori alle pareti, riportano a galla preziose collaborazioni. Quella che ha dato alla luce il fumetto ‘Un’estate indiana’. O le tavole provenienti da ‘Il viaggio di G. Mastorna detto Fernet’. O infine la saga targata ‘I Borgia’. Poi ci sono le pagine nere della graphic novel ‘Un fascio di bombe’ e gli ultimi disegni legati alla satira politica. E non può mancare un ingrediente insostituibile, l’erotismo sprigionato dalla figura femminile. Che abbia i lineamenti di Brigitte Bardot, scaturiti dai suoi acquerelli e destinati a un’asta di beneficenza. O le sagome sensuali di eroine come Miele, tratteggiati dalle sue matite, come affilati strumenti per esplorare il senso del pudore. Candore e spregiudicatezza, due poli opposti e perennemente inscindibili. In mezzo, un confine tanto sottile da percorrere. Come fa una palla che scivola davanti alla porta.

Giuseppe Malaspina