Quando il verso finale di un componimento è firmato coi guanti

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«Ogni goal è sempre un’invenzione, è sempre una sovversione del codice: ogni goal è ineluttabilità, folgorazione, stupore, irreversibilità. Proprio come la parola poetica». Così scriveva Pier Paolo Pasolini sul potere sovversivo di una rete segnata, spostando l’attenzione sul rapporto apparentemente insolito fra mezzo e fine. Laddove l’elemento strumentale, il gioco, obbedisce a regole predeterminate, mentre quello finale, il gol, non può far altro che obbedire alla sua ‘disobeddienza’. Alla sua capacità intima di rovesciare l’ordine delle cose che, piano piano, hanno preso una forma durante la partita. Una sorta di missione poetica affidata per motivi di natura logica e cronologica all’attaccante. Se tuttavia, a gonfiare la rete avversaria durante un arrembaggio negli ultimi minuti di un match è l’estremo difensore, la sovversione evocata restituisce qualcosa di irripetibile. Quanto è successo, poco più di un’ora fa a Benevento, ne è un fulgido esempio. Nel recupero della sfida fra la compagine campana e il Milan del neo-allenatore Gattuso, sul punteggio di 2 a 1 per i rossoneri, la squadra di casa si appresta a battere un calcio di punizione. Dalla fascia sinistra del campo, il centrocampista Cataldi è pronto a gettarla in area e, fra le sagome dei suoi compagni di squadra, s’intravede il profilo alto del portiere Alberto Brignoli. La parabola del tiro sembra sospendersi in una terra dove i desideri si realizzano, dove la poesia si prende a morsi il posto della cronaca. Brignoli salta e ‘spizza’ la palla, eludendo l’intervento dei difensori rivali. Non è solo un calciatore che vuole segnare, o un giocatore di biliardo che tenta una traiettoria angolata, è il bambino che è in ognuno di noi che vuole esaudire un sogno. La sfera, insidiosa, scivola in porta. Donnarumma, immobile, è battuto. Brignoli è l’autore di un pareggio insperato, che consegna al Benevento il primo punto stagionale. Gli abbracci dei compagni, le sue lacrime, la gioia dei tifosi allo stadio e di chi ama questo gioco, sono i fotogrammi di una domenica invernale rischiarata da una scintilla di luce. Ok, non è detentore di un record. Nel campionato italiano, prima di lui, segnare su azione è toccato a Michelangelo Rampulla della Cremonese contro l’Atalanta nel 1992. Poi è stata la volta di Massimo Taibi della Reggina, centrare la porta di testa contro l’Udinese nel 2001. Pareggi strappati negli ultimi scampoli di partite sofferte. Dove, al di là dei primati, i gol eseguiti così, funzionano come strane macchine del tempo. Ci fanno tornare bambini.

Giuseppe Malaspina