I componenti di quel dream team che compiono mezzo secolo

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I cinquant’anni che oggi festeggia Guillermo Amor rappresentano un pretesto per raccontare di un gruppo che ha scritto pagine importanti nella Liga spagnola. Il centrocampista di Benidorm militò nel Barcellona per dieci anni, dal 1988 al 1998. Otto stagioni sotto la direzione di Johan Cruijff, l’interprete più emblematico del calcio totale. Quei principi di tattica, assimilati ascoltando le intuizioni dell’ideatore Rinus Micheals, l’indimenticato Johan provò a rielaborarli al momento di assumere l’incarico di allenatore dei blaugrana. E sull’ossatura di quel centrocampo, del quale Amor è stato elemento prezioso, ha costruito l’architettura dinamica di una compagine che fece incetta di trofei sia in Spagna, che in Europa. Un blocco di giocatori che avrebbero costituito una sorta anello di congiunzione fra il calcio totale, sperimentato negli anni Settanta, e lo stile futuro del tiki-taka, che i tifosi del domani avrebbero assaporato a metà degli anni Duemila. Prima di essere superato da Xavi, Amor era peraltro il calciatore del Barcellona detentore del maggior numero di coppe conquistate. Ben 17 trofei ufficiali nella sua personale bacheca. Fra questi, anche una Coppa delle coppe eliminando in finale la Sampdoria di Vujadin Boskov nel 1989, e una Coppa dei campioni ai danni degli stessi blucerchiati, tre anni più tardi. Eppure, nel dream team durato quasi un decennio, il suo nome è destinato a rimanere un po’ ai margini, forse offuscato da quelli più altisonanti di Zubizarreta, Guardiola, Bakero, Koeman e Stoičkov. In un gruppo che contava anche Begiristain, Salinas, Goikoetxea, López Rekarte, Ferrer, Abelardo, Nadal, Sergi e de la Peña, la presenza di Amor è un ulteriore tassello che riempie lo spazio con solidità e tempismo. Anni d’oro per i catalani, caratterizzati da intense partite con gli storici rivali del Real Madrid. Molti giocatori delle due squadre rimpolperanno le fila della Nazionale, che in quel periodo, dal 1992 al 1998, è sotto la guida del tecnico Javier Clemente. Che osserverà meticolosamente i meccanismi blaugrana forgiati da Crujiff, poco prima di scegliere chi portare ai Mondiali del 1994 negli Stati Uniti. Sarà l’Italia di Arrigo Sacchi e di Roberto Baggio, nei quarti di finale, a eliminare le furie rosse. Che, per quanto insidiose, non riusciranno a spuntarla sul gioco degli azzurri. Gli anni Duemila serviranno all’approdo di nuovo innesti nel Barcellona, e nella Spagna, da Xavi a Iniesta e Messi. L’era di Cruijff cederà il passo prima a Robson, poi a un triennio targato Van Gaal, fino a passare per Rijkaard, e ad arrivare al ciclo di Guardiola, concluso nel 2012. La Nazionale iberica, nel frattempo, crescerà di valore al punto da vincere due campionati europei, nel 2008 in Austria e Svizzera, e nel 2012 in Polonia e Ucraina, e il Mondiale in mezzo, nel 2010 in Sudafrica. Se per Amor le presenze con la casacca blaugrana toccano quota 311, accompagnate da 47 reti, quando si tratta di indossare la maglia delle furie rosse le cifre si abbassano. Le presenze sono 37, a fronte di 4 gol. Nella sua carriera, ci sarà spazio per due stagioni in Italia, nella Fiorentina, altrettante nel Villareal, e infine un anno con la squadra scozzese del Livingston. Seguirà un’esperienza da allenatore dell’Adelaide, in Australia. Ma probabilmente è all’interno del club del Barcellona che raccoglie le maggiori soddisfazioni in termini di rendimento. E magari, nell’immaginario collettivo del tifo catalano, occupa i primi posti dei giocatori più apprezzati. D’altronde, con un nome così…

Giuseppe Malaspina