Le indicazioni che il campionato sta dando alla Nazionale

Immagine da Youtube

Ogni ricostruzione non può prescindere da un cantiere. Da un momento, cioè, di ritorno alle fondamenta delle cose. Di recupero degli strumenti più appropriati per lavorare alla base, e di programmazione a lungo termine per raggiungere gli obiettivi comuni. Traslare la riflessione sul piano calcistico significa mettere da parte ambizioni spropositate rispetto ai mezzi di partenza, fiutare il luogo dove il carburante della motivazione è maggiormente presente, e infine costruire un concetto di squadra intorno a una maglia, che lasci il campo sgombro da equivoci. E l’equivoco più rischioso è che vengano mitizzati gli sprazzi di bel gioco di un singolo a discapito di quanto possa produrre il gruppo. Nell’anno in cui la Nazionale non giocherà i Mondiali in Russia, dunque, sarebbe auspicabile ricercare una formazione dove l’elemento prevalente resti la coralità. Quando ci si difende, quando si imposta la manovra, e quando si aggredisce l’avversario. In questo senso, il campionato italiano, che ha appena avviato il suo girone di ritorno, sta fornendo una serie di spunti utili. Provando a raccoglierne alcuni, obbedendo naturalmente a gusti personali, cerco di definire una sorta di squadra ideale di questa stagione in corso, frutto dell’incontro fra tenacia e talento, che magari riesca a intercettare interesse e curiosità in chi legge. Un esercizio di mera astrazione, un esperimento che ruota intorno alla mia idea di estetica calcistica, non priva di implicazioni con le realtà sportive di provincia. A questo proposito, il modulo scelto è il 4-3-3. E i nomi selezionati, rispondenti a un’idea personale di calcio operaio, sono di seguito richiamati.

Alex Cordaz.

Il trentacinquenne portiere del Crotone è abituato alle imprese giocate sul filo della resistenza. Fra i protagonisti della prima storica salvezza della stagione scorsa, l’estremo difensore di Vittorio Veneto, ha spesso sfoderato importanti prestazioni anche nel corso di quest’anno. Come durante la sfida contro il Napoli dove, nonostante la sconfitta rimediata, ha letteralmente parato di tutto. Con l’addio di Buffon e la non ancora definitiva ascesa di Donnarumma, considerando il rientro dal lungo infortunio dell’under 21 Meret e il periodo complicato attraversato da Scuffet, perché non puntare sulla grinta e sull’esperienza del portiere rossoblù?

Fabio Pisacane.

La storia del difensore che supera la malattia e approda nella massima serie, emoziona il pubblico internazionale, al punto che perfino il quotidiano britannico ‘The Guardian’ gli dedica ampio spazio nelle sue pagine. Chissà come si comporterebbe con addosso la maglia azzurra, questo jolly della difesa che oggi si occupa di gestire la retroguardia del Cagliari. Sarebbe interessante vedergli presidiare la fascia destra con la caparbietà con la quale ha affrontato le sue battaglie.

Armando Izzo.

Difensore centrale in grado di trasmettere compattezza al suo reparto del Genoa. Venticinque anni per un giovane, anch’esso dotato di un grande fattore motivazionale.

Mattia Caldara.

Un mix di tecnica, giovane età (23 anni) e robustezza atletica. Elemento prezioso nel cuore della difesa di una squadra, l’Atalanta, che fino ad adesso sta recitando la parte della sorpresa del campionato. Il suo futuro, alla luce di un accordo raggiunto nello scorso anno, sembra bianconero.

Bruno Martella.

Una promozione conquistata con la compagine pitagorica. E una corsia, quella sinistra, sulla quale spaziare sia in fase di copertura che di proiezione offensiva. I venticinque anni gli consentono ulteriori margini di crescita, soprattutto sul piano dell’affidabilità.

Bryan Cristante.

Centrocampista polivalente della rivelazione targata Atalanta. Malleabile, adattabile a diversi tipi di modulo di gioco, dotato anche di senso del gol, oggi fa gola a numerosi club di blasone. Se saprà mantenersi su alti livelli di rendimento come quelli finora espressi, il centrocampo azzurro non potrà fare a meno di lui.

Jorginho.

Nella disfatta contro la Svezia, svetta per l’autorevolezza con la quale smista palloni a centrocampo. Interprete ormai affermato della filosofia sarrista di gioco, fa dialogare con estrema rapidità la concretezza e la fantasia. Un peccato non averlo utilizzato prima in Nazionale.

Daniele Baselli.

Faro della linea mediana granata, riesce a essere insidioso negli inserimenti e preciso nei passaggi ai compagni. Inoltre ha maturato un’importante visione di gioco. E in quella porzione di terreno, è di grande utilità per la squadra.

Federico Chiesa.

Qui entriamo nella dimensione del gradimento personale. E il figlio d’arte che, con la casacca viola, sta facendo sfracelli nelle aree avversarie, si dimostra il più interessante dei giovani della sua generazione. Agisce sul settore esterno d’attacco, preferibilmente la fascia destra ma senza disdegnare quella sinistra. Dribbling e tiro, scatto e passaggio, corsa e rientro, sono colpi del suo micidiale e formidabile arsenale. Come alternativa, sulla fascia c’è lo spallino Mirco Antenucci.

Ciro Immobile.

I suoi piedi sono catapulte indirizzate ai danni dei portieri avversari. E più realizza i suoi gol, più la consapevolezza nei suoi mezzi aumenta a dismisura. Il bomber di Torre Annunziata è un attaccante decisamente in grado di muoversi in tutte le mattonelle dell’area di rigore.

Lorenzo Insigne.

Cresciuto come esterno sinistro offensivo nel modulo di Zeman, il trequartista napoletano ha lavorato tanto sul fronte dell’ecletticità. Dal punto di vista tecnico, possiede un bagaglio che in pochi hanno in dotazione. Le traiettorie che imprime alla palla sono una delizia per gli occhi dei cultori del calcio.

Giuseppe Malaspina