Come giocherebbero oggi Urss, Jugoslavia e Cecoslovacchia

Immagine da Youtube

La macchina del tempo visualizza sul monitor l’estate del 1989. Sorvola all’indietro gli eventi che anticipano la caduta del muro di Berlino, e i conflitti nei Balcani. Di fronte ai bivi che la storia presenta, il dispositivo imbocca la strada che non è stata battuta. Poi planerà fino ai giorni nostri, per consentire ai passeggeri di osservare gli esiti pratici, e surreali, del proprio viaggio. Ma sarà una prospettiva a destare curiosità. Quella che porta al calcio e alle partite delle Nazionali. Certo, sarà un peccato non poter più rivedere quella piccola grande perla cinematografica, dal titolo ‘Good Bye, Lenin!’. Ma sarà un sacrificio lieve da sopportare, pur di tornare ad assistere a competizioni internazionali dove a spiccare sarà la presenza di Unione Sovietica, Jugoslavia e Cecoslovacchia. Tre Nazionali che hanno scritto pagine di storia del calcio, ma dalla storia oggi sono state rimosse. Eccolo, allora, il tentativo di un esperimento certamente non originale, ma senza dubbio dotato di fascino.

 

La casacca biancorossa con la scritta CCCP raggruppa ancora i giocatori più rappresentativi di tutte le regioni dell’Unione Sovietica. Siderali le distanze cronologiche con il ‘ragno nero’ Yashin, lontane ormai quelle con Dasaev, fra i pali si colloca il russo Akinfeev, in forza al CSKA Mosca. Difesa schierata da destra con il russo Šiškin del Krasnodar, l’estone Klavan del Liverpool, il georgiano K’ashia del Vitesse, e l’ucraino Zinčenko del Manchester City. A centrocampo, il moldavo Ioniţă del Cagliari, il georgiano K’ank’ava dello Stade Reims e l’ucraino Konopljanka dello Shalke 04. Falso nueve dell’attacco, il russo Kokorin dello Zenit San Pietroburgo. A supportarlo come ali offensive, l’armeno Mxit’aryan del Manchester United, autentico leader provvisto di un inesauribile serbatoio di classe, e l’ucraino Jarmolenko del Borussia Dortmund. Una formazione, i cui elementi sono andati a perfezionare tecnica e tattica in molte nazioni europee.

 

L’ultima apparizione in un torneo internazionale della Jugoslavia del ‘trio delle meraviglie’ Stojković-Prosinečki-Savićević, risale al Mondiale disputato in Italia nel 1990. Con la saracinesca abbassata dall’argentino Goycochea al rigore calciato da Hadžibegić, cala il sipario calcistico su una Nazionale elegante e sfortunata. Lo Stato verrà in seguito dilaniato da tensioni nazionaliste interne, e bombardamenti esterni. Provando a mettere per un momento da parte l’orrore della guerra, il finestrino si rivolge allo sport. E gli atleti impiegati oggi per comporre la squadra jugoslava potrebbero ambire a conquistare un trofeo di prestigio. In porta c’è lo sloveno Oblak, che difende i pali dell’Atlético Madrid. In difesa c’è posto per il croato Vrsaljko dei ‘colchoneros’, per il montenegrino Savić, sempre dell’Atlético Madrid, per il croato Lovren del Liverpool, e per il serbo Kolarov della Roma. Sulla linea mediana del campo, il croato Rakitić del Barcellona, il serbo Milinković-Savić della Lazio, e il croato Modrić del Real Madrid. Tridente d’attacco con il croato Perišić dell’Inter, il montenegrino Jovetić del Monaco, e il serbo Ljajić del Torino. Senza contare una panchina con giocatori come i croati Vida, Brozović, Badelj e Rog, gli sloveni Birsa, Kampl e Kurtić, il serbo Mitrović, e i bosniaci Pjanić e Džeko.

 

Dalla ricomposizione di Repubblica ceca e Slovacchia, prende forma l’attuale Cecoslovacchia. Una squadra che si avvale come portiere, dello slovacco Dúbravka dello Sparta Praga. Difensori, il ceco Kalas del Fulham, lo slovacco Gyömbér del Bari, lo slovacco Škriniar dell’Inter, e il ceco Novák del Trabzonspor. Centrocampo formato dal ceco Krejčí del Bologna, dallo slovacco Kiss dell’Al-Ettifaq, dallo slovacco Duda dell’Hertha Berlino, e naturalmente dallo slovacco Hamšik, capitano del Napoli. In avanti, spazio allo slovacco Weiss dell’Al-Gharafa e al ceco Krmenčík del Viktoria Plzen. Dinamismo e solidità, per la compagine che ne viene fuori. Come ogni astrazione che sbuca fra le pieghe di una realtà, troppo frettolosa a rimuovere le cose, e decide di saltellarci sopra.

Giuseppe Malaspina