L’utopia di chi possiede in potenza il dono dell’ubiquità

Immagine dal profilo Facebook di Usain Bolt

La bandiera giamaicana è composta da due linee diagonali gialle che s’incontrano al centro di un rettangolo, dando vita a quattro triangoli. Quelli laterali sono neri, gli altri due sono verdi. I colori sociali del Borussia Dortmund sono il giallo e il nero, mentre il verde del campo è lo sfondo sul quale si trovano ad agire i suoi giocatori. Giallo, nero, verde. Se cambiando l’ordine degli addendi il risultato della somma non cambia, chissà cosa capita se a cambiare sono gli elementi costitutivi di uno sport. Chissà se a chiederselo è Usain Bolt, l’uomo ritenuto il più grande velocista di tutti i tempi, che si è ritirato proprio nel 2017, all’età di 31 anni. Dopo una carriera nell’atletica leggera, trascorsa a fare incetta di podi e di record olimpici, Bolt ha deciso di concedersi una sfida azzardata, quanto meno sulla carta. Un salto dai 100 e 200 metri piani dell’atletica al campo di calcio, tentando la fortuna in un club professionistico di livello internazionale. Le porte del Borussia Dortmund gli si sono quindi spalancate per un provino, che ha destato la curiosità di tifosi e addetti ai lavori. Un gol di testa, un rigore trasformato e anche un tunnel, fra le giocate che i media hanno registrato in quella che per lo sprinter giamaicano resterà senza dubbio una giornata dal sapore particolare. Durante la partitella con i giocatori della squadra tedesca, documentata anche attraverso i suoi profili social ufficiali, Bolt si è schierato a sinistra, nella zona d’attacco. Una posizione di gioco che, per sua stessa ammissione, gli risulta congeniale. A questo proposito, nel commentare il suo provino, l’allenatore Peter Stöger ha posto l’accento sulla ricettività agli schemi riscontrata, sottolineando al contempo l’inevitabile difficoltà di comprendere quanti margini di riuscita vi siano in chi intende passare da uno sport individuale a uno collettivo. D’altronde, l’essere un fulmine senza palla fra i piedi non include che il fenomeno sia ripetibile avanzando con la sfera, e tallonato dai difensori avversari. La linearità esplosiva di una disciplina rivolta ai velocisti, infatti, finirebbe con il misurarsi con il ritmo corsa-frenata, caratteristico del calcio. Uno sport talmente complesso e denso di abilità richieste, da rivelarsi un autentico rebus perfino per un detentore di primati di caratura mondiale come Usain Bolt. La capacità di astrazione che riesce a suscitare lo sport, tuttavia, non preclude d’immaginare una collocazione futura, per quanto ipotetica, di Bolt nello scacchiere giallonero. La chiave di volta per tentare di rendere credibile la sua posizione sul terreno di gioco, probabilmente non è da ritracciare nelle sue precedenti prestazioni sportive nei 100 o 200 metri. La base dalla quale partire per provare a individuare il suo ruolo in campo, è la staffetta 4 x 100 metri. Una gara dove l’aspetto muscolare legato alla propria performance, è costretto a integrarsi con l’elemento rappresentato dalla coesione con il gruppo. Bolt, dunque, come potenziale segmento della catena di sinistra del Borussia. Scendendo nel dettaglio, la corsia di pertinenza del corridore giamaicano verrebbe solcata, nella zona prettamente difensiva, da un terzino come Marcel Schmelzer, classe 1988. O da un più giovane campione del mondo come Erik Durm, nato nel 1992. Oppure da un promettente campione d’Europa come Raphaël Guerreiro, del 1993, o infine dal terzino destro Jeremy Toljan, del 1994, talvolta dirottato sulla fascia opposta per esigenze di gioco. Più affidabile il primo, più duttili gli altri tre. Considerando, poi, che la linea mediana del Dortmund è presidiata da due centrocampisti come Julian Weigl e Gonzalo Castro, in virtù dell’attuale modulo 4-2-3-1, nella sua area di competenza, dove colloquiare con i compagni degli altri reparti attraverso verticalizzazioni e triangolazioni, Bolt troverebbe una concorrenza agguerrita. Dal capitano, assist-man e prolifico goleador Marco Reus al polivalente André Schürrle, dall’agile Shinji Kagawa all’ala sinistra Maximilian Phillip. Senza tralasciare il giovanissimo e rapidissimo Jadon Sancho, ribattezzato ‘the rocket’, il razzo, proprio per la spiccata propensione alle ripartenze. Ecco, in un quadro così eterogeneo e altamente competitivo, risulta decisamente un estremo esercizio di astrazione la presenza reale di Usain Bolt fra i componenti della rosa. Un atleta talmente potente nella corsa da essere in grado di sfidare il concetto di ubiquità, di incarnare con forza e muscoli il complemento di moto a luogo, ma al tempo stesso così apparentemente distante dalla realizzazione di un’ambizione che oggi sembra un’utopia, un non-luogo. Eppure resta un’impresa così folle da essere inseguita, da parte di uno sportivo abituato da sempre a farsi inseguire.

Giuseppe Malaspina