I ventidue calciatori ideali del derby della lanterna

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La scorsa sera di sabato è finita a reti inviolate. Uno zero a zero che probabilmente non rende giustizia alla storia di una stracittadina vissuta con intensità da ambo le tifoserie. Perché dal 1946, anno di nascita della Sampdoria, in seguito alla fusione di Sampierdarenese e Andrea Doria, la sfida con i Grifoni del Genoa, continua a esercitare un fascino particolare nella città di Eugenio Montale, Paolo Villaggio e di Fabrizio De André. A questo proposito, giocando coi ricordi e coi colori che una partita così evoca negli occhi di chi è cresciuto negli anni Ottanta, ho provato a inventare le due formazioni ideali delle rispettive compagini, pescando fra nomi che in periodi diversi ne hanno vivacizzato il gioco. Quelle saltate fuori, dunque, sono due squadre frutto, di memoria personale legata a talento, abnegazione e attaccamento alla maglia.

 

Genoa (4-4-2)

 

Alessio Scarpi

Difende i pali rossoblù per otto anni, una volta che il mondo varca la soglia del terzo millennio. La sua carriera sembra legata a quei due colori, in virtù della precedente militanza nel Cagliari, dove spicca agli onori della cronaca per un salvataggio che oltrepassa il gioco. Respirazione bocca a bocca e massaggio cardiaco praticati a Gianluca Grassadonia, sono decisivi per salvare la vita al compagno di squadra.

 

Vincenzo Torrente

Dal mare del sud a quello del nord, come l’impegno profuso negli anni percorrendo la fascia destra della difesa. Tre lustri di permanenza da calciatore, che gli servono a conoscere l’ebbrezza del cammino in Coppa Uefa fino a una semifinale, e la fatica della serie cadetta.

 

Davide Nicola

Presente a lungo nelle fila genoane, da calciatore. Chissà se il cuore della retroguardia è un suo punto di osservazione privilegiato per sviluppare una visione d’insieme, che gli sarà utile quando diverrà allenatore. Fino a guidare il Crotone a una salvezza dal sapore dell’impresa. E a partecipare a un progetto che applica la matematica al calcio.

 

Gianluca Signorini

La grinta, il dolore e la tenacia condensati in una sola parola. Capitano. Per tifosi, compagni e forse anche avversari, un riferimento. Per lo storico libero Franco Baresi, un modello al quale ispirarsi per costruire uno dei reparti più vincenti del calcio moderno.

 

Cláudio Ibrahim Vaz Leal Branco

Non c’è derby che non rischi di essere deciso da un calcio piazzato. In quegli attimi prima che la palla parta, il bivio del destino della partita oscilla intorno al dubbio se sarà bordata micidiale o morbida palombella. Con il laterale Branco, futuro campione del modo a Usa 1994, era quasi sempre cannonata stratosferica.

 

Marco Rossi

La sua maglia con il numero 7 è stata ritirata dalla numerazione ufficiale del team, da ormai quatto anni. Un indizio per cogliere il legame granitico rinsaldato nel tempo fra il centrocampista esterno e la società rossoblù. Otto stagioni vissute con il piede sull’acceleratore, a percorrere in prevalenza la corsia di destra.

 

Gennaro Ruotolo

In mezzo al campo, i duelli non si risparmiano. E a duellare con i blucerchiati, Gennaro Ruotolo da Santa Maria a Vico, non si è mai sottratto. Una vita da mediano, a combattere con i Grifoni, dal 1988 al 2002. Le presenze totali sono 444. Come volete che salti l’appuntamento con il derby?

 

Stefano Eranio

Agisce per lo più sulla fascia destra del centrocampo, vero. Eppure, la tecnica della quale dispone gli consente di potere operare anche come interno. Piedi sensibili, attenti a rifinire assist ai compagni smarcati e, perché no, a provare la soluzione del tiro.

 

John van’t Schip

Eclettico elemento offensivo, arriva a Genova con il titolo di campione d’Europa con la sua Olanda. Le caratteristiche che lo contraddistinguono gli permettono quindi di svariare fino al fronte di attacco.

 

Tomáš Skuhravý

Il centravanti che punge, quando non gli prendi le misure. Un metro e 93 centimetri, che aumentano in virtù della spiccata elevazione appena fiuta un traversone proveniente dalle fasce o una parabola arcuata dalla bandierina del corner. La sua prima cittadinanza, cecoslovacca, rimanda a una Nazionale dagli antichi sogni di gloria.

 

Marco Nappi

Funambolica seconda punta, che a più riprese mette il suo repertorio al servizio dei Grifoni. Le presenze sono 35 e le reti 7 nella stagione 1988/89. Poi il ritorno, nell’annata 1993/94, e infine dal 1995 al 1999, senza perdere il vizio del gol.

 

Allenatore: Franco Scoglio

Il Professore ha girato tanto a impartire le sue lezioni di tattica. Prima al sud e poi al nord, fino all’estero, ma il legame con il Genoa lo ha accompagnato fino alla fine. In panchina, il posto è suo di diritto.

 

 

Sampdoria (4-4-2)

 

Gianluca Pagliuca

Concreto, sicuro, moderno. La completezza dell’estremo difensore blucerchiato, futuro vicecampione del mondo nel 1994, lo rendono un muro difficilmente valicabile in vista dello scontro con il Genoa.

 

Mauro Ferroni

Il suo gol rifilato alla Juventus con la maglia doriana nel 1982, vale da solo il prezzo del biglietto. Proiezione offensiva in progressione con la palla al piede, e superamento degli avversari con guizzo finale e rete, appena varcata l’area. E convocazione immediata per Genoa-Samp.

 

Pietro Vierchowod

Origine russe, padre militare dell’Armata Rossa e soprannome di zar sono elementi che appartengono a un aspetto di contorno al calcio. La sostanza racconta di uno stopper rapido e implacabile, con l’attitudine a cercare il gol di testa.

 

Sinisa Mihajlović

Se Branco lascia partire la sfida, l’ex giocatore della Nazionale della Jugoslavia risponde. Precisione, potenza e duttilità tattica lo annoverano fra i più quotati a giocare in mezzo alla difesa blucerchiata, dopo avere cominciato la carriera a centrocampo.

 

Hans-Peter Briegel

Due anni a Genova per il due volte vicecampione del mondo, nel 1982 e nel 1986, dopo l’oro conquistato negli Europei nel 1980. Un passato nell’atletica leggera gli conferiscono corsa e resistenza sulla fascia sinistra.

 

Attilio Lombardo

Popeye è quasi certamente il giocatore più rappresentativo dell’annata d’oro della Samp. Le sue sgroppate sulla fascia destra, con il numero 7 sulle spalle, sono state raccontate più volte dalla voce di Bruno Pizzul. Veloce, tecnico, funzionale al gioco corale blucerchiato come pochissimi.

 

Toninho Cerezo

In mezzo al campo, c’è bisogno di un motorino dai piedi buoni. E Cerezo incarna le virtù di palleggio del gioco brasiliano, miste alla sagacia tattica europea. Ottimo compagno di reparto per il generoso Attilio.

 

David Platt

Due stagioni con la maglia doriana per il centrocampista inglese, reduce da un quarto posto ai Mondiali italiani del 1990. Elemento tattico davvero essenziale per le sue geometrie, senza tralasciare la propensione in avanti e il fiuto del gol.

 

Fausto Salsano

Un furetto dotato di un bagaglio tecnico notevole. Con la Samp gioca in tre fasi della sua carriera, aggregato in primavera dal 1979 al 1981 senza presenze, dal 1984 al 1990 vincendo tre Coppe Italia e una Coppa delle coppe, e dal 1993 al 1998 conquistando la sua ultima Coppa Italia. Gli manca la gioia dello scudetto.

 

Gianluca Vialli

Un concentrato di forza ed eleganza, che esordisce però come ala tornante. Diventerà uno dei centravanti più prolifici della storia blucerchiata, trascinando la compagine con le sue reti a vincere partite, soprattutto in competizioni europee.

 

Roberto Mancini

Per dare spettacolo a un derby, è necessario lasciare spazio ai gemelli del gol. A supportare Vialli in attacco, c’è la classe di un fantasista con il numero 10 che lo affianca in avanti.

 

Allenatore: Vujadin Boškov

L’immaginario collettivo tende ad associare il suo nome all’impiego sistematico di metafore. Ma dietro un approccio comunicativo improntato all’ironia, si cela una sapienza rara nel rendere compatto un gruppo, valorizzando le qualità dei singoli.

Giuseppe Malaspina