Se la squadra di Davide batte quella di Golia

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La sconfitta del Milan a San Siro contro la matricola Benevento è il pretesto per rispolverare una regola tanto intuibile, quanto curiosamente sorprendente. Non bisogna mai fidarsi fino in fondo delle gerarchie precostituite. Per quanto la compagine rossonera non brilli come ai tempi in cui sedeva fra le dominatrici d’Europa, la compattezza che mister Rino Gattuso era riuscito a trasmettere ai suoi giocatori, nel corso dei mesi del suo lavoro, pare essersi sfaldata al cospetto della formazione giallorossa. Eppure le avvisaglie non erano mancate. Esattamente nel medesimo match del girone d’andata, giorno di esordio per Ringhio nella panchina milanista, la Strega gioca un tiro mancino al Diavolo. Sul finire di una combattuta partita, il Benevento riesce a strappare il pareggio, grazie a un colpo di testa del suo portiere Alberto Brignoli, che svetta in mischia a raccogliere il passaggio del compagno Danilo Cataldi, su calcio di punizione, al novantacinquesimo minuto di gioco. A campi invertiti, accadrà perfino di peggio. Sarà il team allenato da mister Roberto De Zerbi a espugnare il ‘Meazza’, conquistando tre punti grazie a un gol messo a segno da Pietro Iemmello, che brucia sul tempo i difensori avversari. Bello, immaginare la sua gioia, per una rete siglata in uno stadio dalla storia gloriosa. Se vogliamo tornare indietro nel tempo a una partita che ribalta le gerarchie, torna in soccorso la stagione 1999/2000. Primo anno in serie A per la mia Reggina, e sfida all’Olimpico contro la Roma. Dopo un primo tempo chiuso in vantaggio da parte della squadra calabrese, in virtù di un pregevole guizzo di Ciccio Cozza, la ripresa si apre con un clamoroso palo ravvicinato colpito da Francesco Totti. Poi, l’elemento che scardina completamente l’equilibrio. A metà campo, Mohamed Kallon pesca Bruno Cirillo sulla fascia destra, che scatta sul filo del fuorigioco. Bruno corre e sembra che il suo cognome si trasformi in Conti. Prosegue la sua falcata diretto alla porta protetta da Francesco Antonioli, converge in area e calibra il tiro. Il portiere resta immobile, e la sfera si deposita angolatissima alla sua destra. Cirillo non ci crede e continua la sua corsa. Adesso assomiglia a Fabio Grosso, che fra sei anni trafiggerà la porta tedesca nella semifinale di un Mondiale indimenticabile. Il suo volto lascia intendere che non ci crede, e le lacrime che di lì a poco scendono, testimoniano l’emozione che si cela dietro l’incredulità. Le immagini lo riprendono mentre percorre la pista atletica. Una corsa forse per decomprimere un miscuglio pesante di gioia e fatica. E per suggellare un’impresa che una squadra piccola è riuscita a compiere ai danni di una ben più blasonata. Ecco, quello della vittoria di Davide contro Golia in chiave corale, è un tema intorno al quale ha giocato più volte lo sport in televisione. Magari, in alcuni casi anche alterando la realtà dei fatti. Chi non ricorda, per esempio, l’intensa sequenza tratta dal film ‘Al bar dello sport’? Una pellicola leggera, certamente, dove a risaltare senza tuttavia mai comparire è l’attaccante del Catania Aldo Cantarutti. Una discreta carriera in squadre di provincia come Pisa, Catania, Ascoli, Atalanta, Vicenza. Nella fantasia della trama cinematografica, viene citato in occasione di una partita giocata a Torino, fra la squadra juventina e quella siciliana. Sua è la doppietta realizzata negli ultimi minuti ai danni della Juve, che permette ai compagni di rimontare il risultato e al personaggio interpretato da Lino Banfi di riuscire ad azzeccare il tredici al Totocalcio. Sarà per finta nella circostanza in questione, ma la vittoria di una squadra di Davide contro una di Golia, continua a destare una sensazione di piacevole stupore.

Giuseppe Malaspina