L’estate del calciomercato sta finendo, ma non finisce mai

Immagine da Youtube

Capitalizzare al massimo la cessione dei giovani talenti di una neopromossa, e con la liquidità ottenuta rinforzare la propria squadra che si appresta a disputare il primo anno in serie A. Un meccanismo al quale difficilmente sfuggono le dinamiche societarie delle debuttanti nel massimo campionato, e che con frequenza si rinnova nell’intervallo fra una stagione e l’altra. Dalle atmosfere esotiche degli anni Ottanta fino all’irruzione della globalizzazione nel mondo del pallone targato Duemila e al crescente potere dei procuratori, passando per la rivoluzionaria sentenza Bosman nel cuore degli anni Novanta, non c’è estate scevra da suggestioni, talvolta surreali, del calciomercato. Così il nome di richiamo del campione, magari ventilato come semplice ipotesi da un quotidiano sportivo, finisce per essere accolto dal tifoso nella personale formazione della sua squadra, in attesa di ripartire a settembre. E se, prima che la tecnologia rendesse i videogiochi altamente realistici, l’undici ideale era composto sulla carta o disegnato sulla sabbia, oggi è sufficiente dotarsi di Fifa o Pes, per simulare come a breve sarà disposta in campo la propria compagine. Certamente i supporter hanno affinato il proprio bagaglio, e oltre a quelle calcistiche, hanno imparato a coltivare anche competenze finanziarie per provare a immaginare un plausibile futuro scenario di ingaggi. Tuttavia, il fascino sprigionato da un nome come elemento portante di un imminente progetto di gioco, alimenta un circuito emotivo che a fatica si riesce a fermare. Un po’ per giocare con i paradossi di questa nevrosi, ho rivisto alcuni spezzoni del cult ‘L’allenatore nel pallone’. La pellicola diretta da Sergio Martino non smette di sorprendere per sua la freschezza e, scegliendo di volare basso, plana sulle cose e sulle persone dell’ambiente pallonaro, inquadrandole nei loro angoli più caricaturali. Così, la mitizzazione di Falchetti e Mengoni, giovani e talentuosi protagonisti della promozione in serie A dell’immaginaria Longobarda, evocati a più riprese dal presidente Borlotti e dall’allenatore Oronzo Canà a Milanofiori, sede delle allora operazioni di calciomercato, diventa il pretesto per rappresentare ironicamente i rapporti di forza fra le società. A condire le gag più esilaranti, viene in soccorso anche la più improbabile matematica. La conseguenza è che attraverso le cessioni Falchetti e Mengoni si può portare a casa la metà di Giordano, da girare all’Udinese per un quarto di Zico e tre quarti di Edinho. Ma i tempi convulsi del calciomercato non consentono momenti di riflessione. E allora, saltata la catena di affari precedente, ecco incombere ulteriori frazioni creative. Via libera per i due calciatori a favore della Juventus, in cambio di tre quarti di Gentile e sette ottavi di Collovati, più la metà di Mike Bongiorno, perché intanto nella trattativa è entrato anche Berlusconi. Sono trascorsi ben trentaquattro anni dall’uscita del film interpretato da Lino Banfi, eppure una generazione di calciofili continua a ridere di un affresco che, chissà quanto inconsapevolmente, racconta tanto del nostro approccio allo sport più popolare. Un approccio che, nonostante il legame sempre più stretto fra calcio e finanza sembri imporre ponderatezza e razionalità, non smette di resistere alle sue passioni più viscerali. Forse perché sognare un campione, in fondo, non costa nulla. Il calciomercato è sostanzialmente sempre aperto, mentre l’estate arriva una volta sola all’anno. E quando quei due, calciomercato ed estate, s’incontrano, la scintilla tanto tenera quanto irrazionale finisce per riaccendersi sempre.

Giuseppe Malaspina