Fausto Salsano e i comprimari essenziali a un progetto

Immagine da Youtube

Correva l’anno 2011 quando, sul web, a diventare virale era un video tanto breve quanto buffo, con protagonista Mario Balotelli. Il centravanti della Nazionale, all’epoca attaccante del Manchester City, era alle prese con il momento di vestizione della pettorina, durante una seduta di allenamento. I riflettori puntati su di lui erano numerosi e, ogni cosa riguardasse il cannoniere allora ventenne, finiva immediatamente per essere moltiplicata. Così, anche quella veloce e scherzosa sequenza, da internet riuscì a rimbalzare in diversi notiziari televisivi sportivi. Ricordo perfino che, alla fine del video, qualcuno si soffermò sull’intervento decisivo di «un assistente» nella riuscita dell’operazione. Ebbene, quell’assistente era l’ex calciatore Fausto Salsano. Una carriera che, una volta appesi gli scarpini al chiodo, è saldamente legata a quella del suo compagno di squadra Roberto Mancini. Al punto che anche adesso, nello staff del commissario tecnico degli azzurri, figura Fausto da Cava de’ Tirreni. Assistente allenatore, come Alberigo Evani e Angelo Gregucci, e come Giulio Nuciari, per sei anni secondo portiere della compagine blucerchiata. C’è un consistente pezzo di Samp, in questo gruppo che prende le redini tecniche della Nazionale. Quella Sampdoria, che deve tanto al lavoro di nocchiero di Vujadin Boškov, fra la fine degli anni Ottanta e l’avvento di quelli Novanta. Una squadra indubbiamente destinata a costruire un ciclo vincente, dove alle qualità dei più talentuosi si sposava il contributo alla causa dei più dotati di abnegazione. A dosare gli equilibri di quella repubblica marinara del pallone, c’era appunto Vujadin da Novi Sad, chiamato a traghettare la piccola ma promettente corazzata dal 1986 al 1992. E in quel blocco, imperniato intorno a una formazione composta da Gianluca Pagliuca, Moreno Mannini, Srečko Katanec, Fausto Pari, Pietro Vierchowod, Luca Pellegrini, Attilio Lombardo, Toninho Cerezo, Gianluca Vialli, Roberto Mancini e Giuseppe Dossena, chi sedeva in panchina era comunque funzionale alla causa. Fra i nomi delle riserve che mi ritornano in mente del primo periodo, quello delle incursioni nella Coppa delle coppe, c’era appunto il baffuto Nuciari, il difensore Giovanni Invernizzi, il centrocampista Fulvio Bonomi e l’attaccante Loris Pradella. E poi, naturalmente, il concentrato di rapidità e fantasia, che Fausto Salsano riusciva a garantire. Non è forse corretto neppure definirlo un panchinaro, considerando che le sue presenze complessive nel team genovese arrivano a quota 172, dal 1984 al 1990. Verrà ceduto alla Roma proprio poco prima che la Samp disputerà la sua stagione più brillante, cucendosi lo scudetto sul petto. Dopo la parentesi giallorossa, spazio a un nuovo ritorno di fiamma dal 1993 al 1998, con un gruppo di calciatori quasi completamente rinnovato, e con una nuova guida. Eppure, tornando all’indietro nel tempo, come non riconoscere l’apporto prezioso fornito da questo furetto di un metro 67 centimetri di statura, abituato a svariare in quella zona calda fra centrocampo e attacco… È pesante il gol che firma, in occasione della conquista della seconda Coppa Italia del club contro il Torino, nei supplementari del ritorno della finale del 1988. Una voléè potente e calibrata nel sette, in alto alla destra del portiere Fabrizio Lorieri, scoccata da fuori area dopo un aggancio fulmineo. Compie il suo dovere dopo essere entrato in campo a partita iniziata. E come tralasciare la sua rete, ancora da subentrato, che chiude i conti con gli insidiosi avversari belgi del Malines, dopo il passivo di 2 a 1 nel turno di andata della semifinale di Coppa delle coppe del 1989… Il 3 a 0 che a Genova condanna la squadra del portiere Michel Preud’homme è tutto suo, dallo stop al volo su sponda di Mancini, ai due passi per portarsi dentro l’area, fino alla bordata rasoterra di interno sinistro, mentre le telecamere di Rai 2 immortalano la tifoseria di casa intenta a urlare «Si va a Berna!», sede della finale contro il Barcellona. Finale che perderà con i suoi compagni, stavolta partendo da titolare. Ecco, a prescindere dai successi e dalle sconfitte, elementi come Fausto Salsano continuano a essere utili a chi intende lavorare a un progetto. Non so se nello specifico, quello di Mancini, che ho apprezzato notevolmente di più da calciatore che da allenatore, riuscirà a centrare i traguardi che si prefigge. Ma sono convinto che la compattezza di un cantiere dipenda parecchio dalla laboriosità dei suoi operai. Un requisito che non manca di certo al funambolo campano, cresciuto a lungo sotto l’ombra della Lanterna.

Giuseppe Malaspina