La sorprendente ovvietà che i calciatori sono esseri umani

L’emozione genera aspettativa. E l’aspettativa, se non resiste alla prova dei fatti, genera delusione. Spazio allora a una nuova emozione, stavolta diretta a un altro destinatario, e il gioco può continuare. Come in una sorta di morra cinese, con la carta che batte il sasso, che batte le forbici, che battono la carta, il clima di attesa provocato dal Mondiale finisce spesso per avvolgersi in un percorso circolare. Talvolta, a metterci il carico con l’enfasi delle iperboli sono le espressioni del giornalismo. Ma è un processo a tratti inevitabile, quello che racconta le dinamiche della più importante kermesse internazionale del pallone, esaltando ogni singola azione alla stregua di un’impresa. Ecco che allora l’errore di un campione tende a ricalcare il concetto, quasi mitologico, del fallimento di un eroe. Eppure, basterebbe ricordare che sono talmente tante le pressioni presenti nel torneo, che chiunque rischierebbe di esserne schiacciato. È successo al campione d’Europa, in Nazionale e nel club, Cristiano Ronaldo. Dopo l’esordio devastante contro la Spagna nel suo girone, e una tripletta consegnata al tabellino, il giocatore portoghese sintetizzato dalla formula CR7 ha rallentato il suo numero di giri. E, dopo la sfida vinta e il gol realizzato contro il Marocco, si è impantanato nelle sabbie mobili del pareggio contro l’Iran. Una partita nervosa, la sua, forse priva di quella concentrazione che gli ha permesso la brillante prestazione dell’esordio. E allora i tifosi hanno assistito a un suo rigore sbagliato, a quelle mani nei capelli pochi istanti dopo che il portiere semisconosciuto Beiranvand gli ha neutralizzato il tiro. Senza tralasciare l’azione che gli è costata il cartellino giallo, e il pareggio finale che ha condizionato l’andamento futuro del Portogallo ai Mondiali. Un match contro il collettivo uruguagio guidato dal saggio e resiliente Óscar Washington Tabárez, terminato con una doppia prodezza di Edinson Cavani, con risposta inefficace del solo Pepe, e un non pervenuto per il cinque volte Pallone d’oro. Destino sportivamente triste è toccato a Lionel Messi. L’uomo con il numero 10 sulle spalle della casacca albiceleste, pare perseguitato da un’incapacità di incidere nel gioco della sua Nazionale. Il miglior marcatore di reti della storia delle Selección chiude il suo ultimo (per adesso) campionato del mondo con una sconfitta contro la Francia agli ottavi. Diverse, le sue fiammate individuali, ma prive di fornire elettricità al circuito collettivo. Nonostante la rete magistrale, dallo stop al controllo e alla conclusione a rete contro la Nigeria, l’aspettativa per il prosieguo argentino si è disintegrata davanti alla forza del gruppo bleus. Probabilmente andrebbero ripensate convocazioni e sistema di gioco nel lungo periodo della sua Nazionale, perché il talento del Barcellona andrebbe senz’altro valorizzato anche per il popolo sudamericano. E soprattutto per il numero delle sue primavere, che oggi sono arrivate a trentuno. Un altro numero 10 che, in questo Mondiale in Russia, ha anche attraversato le nebbie dello smarrimento è il centrocampista croato Luka Modrić. Spietato cecchino nella fase a gironi, ha segnato un penalty contro la Nigeria, e ha regalato lampi di classe contro l’Argentina di Messi, pescando dal cilindro del suo vastissimo repertorio una bordata potente e precisa che ha centrato l’angolino basso della porta avversaria. La performance sontuoso, tuttavia, lascia il passo alle incertezze durante la sfida degli ottavi contro la Danimarca. Nei tempi supplementari, l’estremo difensore Kasper Schmeichel lo ipnotizza dagli undici metri, e Modrić fallisce un rigore decisivo. Si finisce pari ed è pronta la lotteria dei tiri dal dischetto. Il giocatore del Real Madrid si ripresenta comunque all’appuntamento e, stavolta, colpisce il pallone centralmente. Il portiere si tuffa verso l’angolo alla sua sinistra e, con il piede spinto dall’energia cinetica, prova a invano a respingere il tiro. La sfera entra per pochi centimetri e la Croazia può tirare un sospiro di sollievo. Il suo cammino procede così verso i quarti, dove per Modrić si ripropone lo spettro dei rigori. Contro la Russia c’è ancora un tiro per il centrocampista di Zara. Luka sceglie l’angolo a destra di Igor’ Akinfeev. Il portiere riesce a toccare, la palla rimbalza sul palo per carambolare in rete, con un brivido che ancora una volta percorre la schiena di Modrić. La Nazionale croata, alla fine, passa dunque il turno per affrontare l’Inghilterra. Una lieve insicurezza che però non scalfisce la partita del suo capitano. Perché, per quanto siano diventati personaggi di videogiochi come Fifa o Pes, i calciatori sono comunque e banalmente esseri umani. E ad accompagnare le loro abilità in campo, ci sono soprattutto le vulnerabilità con cui fanno i conti. Di partita in partita.

Giuseppe Malaspina