Dalla Russia, una squadra che giocherebbe con l’albero di Natale

Immagine da Youtube

Una delle indicazioni fornite dall’ultimo campionato del mondo è l’importanza della forza del collettivo. Il peso specifico del nome di richiamo di ogni rosa, per quanto sia indiscutibile la sua classe, finisce infatti per diluirsi all’interno di un meccanismo più grande. Probabilmente perché oggi il gioco di squadra necessita di una pluralità di riferimenti che concorrono al medesimo obiettivo. E a fare la differenza, pertanto, sono abilità e motivazioni legate al gruppo più che al singolo. Non a caso, l’esperto Arrigo Sacchi, commentando l’andamento del Mondiale alla vigilia della sua finalissima, ha parlato di collettivo tecnico e anche di collettivo psicologico. Ecco dunque, al termine della massima rassegna internazionale di calcio, l’undici ideale composto da quei giocatori che hanno inciso in un sistema di gioco corale, mettendosi in luce per talento o per determinazione, messi al servizio dei compagni. Una formazione che, in virtù delle caratteristiche dei suoi componenti, giocherebbe con il modulo dell’albero di Natale, o semplicemente 4-3-2-1.

 

Danijel Subašić

Il trentatreenne portiere croato risulta efficace quando la squadra soffre oltre i tempi regolamentari. Para tre rigori agli ottavi contro la Danimarca e uno ai quarti contro la Russia, riportando alla mente l’agilità e la freddezza dell’argentino Sergio Goycochea. E dove si ferma la reattività, giunge in soccorso l’elemento motivazionale, che trascina lui e la sua squadra fino in finale.

 

Benjamin Pavard

Terzino giovane e ruvido che agisce prevalentemente sulla fascia destra. Arricchisce il suo bagaglio tattico nel campionato tedesco, fra le fila dello Stoccarda. Marcatore tenace che abbina mestiere e posizione soprattutto nella fase del non possesso. C’è il suo contributo essenziale nella conquista del titolo dei bleus. Tanto silenzioso quanto efficace.

 

Yerry Mina

Crederci fino alla fine, anche per il gusto di sfidare le statistiche. Un motto che il centrale colombiano sembra essersi tatuato addosso, in virtù delle tre reti messe a segno nel Mondiale, dopo le sue incursioni in area avversaria per sfruttare l’abilità di testa nei calci piazzati. Aumenta così il proprio bottino, oltre che il vizio del gol.

 

Vincent Company

Autentico metronomo del pacchetto arretrato. Anticipa gli attaccanti rivali, approfittando della sua esperienza e della sua capacità di leggere gli sviluppi delle azioni di gioco. Difensore centrale belga elegante e preciso. Decisivo nel cammino dei diavoli rossi destinato al terzo gradino del podio mondiale.

 

Fabian Delph

Duttilità è la parola chiave per sintetizzare la sua carriera. Il giocatore inglese del Manchester City è in grado di stazionare al centro della difesa, ma anche di operare sulla fascia sinistra o trasferirsi qualche metro più avanti, per dare una mano al centrocampo. Un jolly dotato di un tiro potente.

 

N’Golo Kanté

Instancabile occupante della mediana. Il centrocampista combatte un perenne duello contro l’ubiquità, riuscendo a strappare un successo dietro l’altro. Dall’anno del titolo conquistato in campionato con la maglia del Leicester, non si siede sugli allori e raggiunge convocazione e posto da titolare nella sua Nazionale. Campione del mondo.

 

Luka Modrić

La linea immaginaria che segue il suo andamento sul terreno di gioco, disegna curve concentriche, accelerazioni e frenate, incantando gli occhi di coloro che guardano. Classe e temperamento, eleganza e saggezza, ma anche qualche momento di fragilità in campo che rendono più umana la sua forza. Con la sua presenza, il centrocampo croato è il più bello del Mondiale.

 

Ivan Rakitić

Un talento capace di coprire più posizioni sul campo, sia nel Barcellona che nella squadra croata. Nel suo rimpianto per avere visto sfumare la vittoria finale con la Francia, c’è quello di un popolo che si è lasciato guidare dalle traiettorie dei suoi tiri e delle sue serpentine, in costante sintonia con i compagni di reparto.

 

Kevin De Bruyne

Trequartista ambidestro che incarna fedelmente una delle più famose espressioni pronunciate da Vujadin Boškov. «Un grande giocatore vede autostrade dove altri solo sentieri». I suoi movimenti senza palla sono preziosi almeno quanto gli assist che dispensa in fase offensiva. Vere e proprie scintille.

 

Eden Hazard

Fantasia e intelligenza al potere sono in grado di dare concretezza a un gesto apparentemente narcisista come un colpo di tacco. E la polivalente ala belga soppesa questo come altri tocchi eleganti, in funzione di un gioco offensivo e corale. Nelle ripartenze della sua Nazionale, la sua posizione è fondamentale.

 

Edinson Cavani

Talento e determinazione per il terminale offensivo uruguagio, che può giocare come centravanti o come seconda punta. Il trentunenne, ex giocatore del Napoli, continua a essere incisivo sotto porta, sia come finalizzatore che come assist-man. Furia agonistica e imprevedibilità ne hanno forgiato la vena realizzativa.

Giuseppe Malaspina