Quel giorno che sfidammo la Nazionale di Hamšík

Immagine dal profilo Instagram di Rasmus Johansson

Questa è la storia di una sconfitta. Eppure, il corto circuito che ha originato la disputa della partita, nel corso della quale si è concretizzato il passivo, può servire da spunto per la trama di un film. Con personaggi tanto increduli quanto felici di essere catapultati a giocarla. Perché il calcio, prima di tutti gli interessi che lo avvolgono e vampirizzano, è soprattutto un gioco. Ma riavvolgiamo il nastro a ritroso, di circa un anno. Torniamo a una protesta del 2017 che coinvolse la Nazionale femminile danese, e che oltre al legittimo riconoscimento di diversi diritti per le calciatrici scandinave, provocò alcune sanzioni da parte dell’Uefa. Venne infatti spiegato che, in caso di diserzione al prossimo match, tutte le Nazionali della Danimarca nella loro interezza sarebbero state escluse da ogni competizione continentale. Eccoci allora ai giorni nostri, e a una analoga situazione di attrito, che stavolta interessa calciatori danesi e federazione, alla vigilia della Nations League. Oggetto della contesa, un mancato accordo sui contratti di sponsorizzazione e sui diritti commerciali fra la federazione e il sindacato dei calciatori. Poco prima della partita amichevole con la Slovacchia, i giocatori danesi optano per incrociare le braccia, mentre il commissario tecnico Åge Hareide e il suo assistente Jon Dahl Tomasson aderiscono allo sciopero. Fra i giocatori non informati, c’è solo il curioso caso dell’attaccante Pione Sisto. La preoccupazione federale per l’incombere della consequenziale pesante sanzione preme allora per una soluzione che viri verso il compromesso. Da qui, l’idea di far giocare l’amichevole contro la Nazionale di Marek Hamšík e compagni, a giocatori danesi semiprofessionisti. Ad assumere le redini di quest’avventura episodica è John Jensen, allenatore, ex calciatore fra i protagonisti dell’impresa ai campionati europei del 1992, oltre che autore di una delle due reti in finale ai danni della Germania. A essere gettati nella mischia, invece, sono calciatori provenienti da categorie inferiori, o dalla selezione di futsal. Eppure, la gioia e l’orgoglio di partecipare a una partita di caratura internazionale, rappresentando i colori della propria nazione, è testimoniata dalla foto dell’undici schierato in campo, pubblicata su Instagram da Rasmus Johansson, uno dei sei giocatori di calcio a cinque convocati per l’occasione. Un sogno che si realizza, dunque, per l’ex giocatore della pugliese Virtus Noicattaro, oggi alle prese con apprezzati video freestyle su Youtube. Ma nella rosa dei prescelti c’è gloria anche per tanti illustri Carneadi, che potranno raccontare ai nipoti di quella volta che scesero in campo per la Nazionale. Con il numero 11 sulle spalle, in avanti c’è il capitano Christian Offenberg che, oltre a militare nelle fila dell’Avarta, è un venditore porta a porta. A presidiare la fascia destra, in funzione difensiva, lo studente Simon Vollesen. Nonostante le premesse lasciassero presagire una goleada slovacca, tuttavia la resistenza danese riesce ad ammortizzare molti colpi e a concludere la gara, perdendo solo per tre reti a zero. Marcatori Adam Nemec, Albert Rusnák, più un’autorete di Adam Fogt. Una sconfitta dignitosa, surclassati sul piano del possesso palla e delle occasioni, ma fieri di aver tentato qualche timida sortita offensiva. Qualche giorno dopo il rientro negli spogliatoi, poi, rientra anche l’agitazione per via del raggiungimento di un accordo. I ‘nazionali per una sera’ ritornano alla base, ciascuno con i suoi impegni di lavoro o di studio. Io non so se fra i suoi studi, il volenteroso Vollesen si sia imbattuto nell’opera di Amleto, di William Shakespeare, e in quella battuta che recita «ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia». Già, in cielo e in terra. Ma anche in un campo da calcio.

Giuseppe Malaspina