Immaginare ‘el clásico’ e il suo doppio dream team

Immagine da Youtube

Per chi è cresciuto a pane e pallone, a cavallo fra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta, la sfida infinita fra Real Madrid e Barcellona era qualcosa di antico e moderno insieme. Il blasone delle due compagini, infatti, consente di immortalarne il confronto in un tempo perenne, coniugato al presente storico. Diversi gli approcci di gioco che si sono alternati nel tempo, con esiti talvolta favorevoli agli uni e talvolta vantaggiosi per gli altri. Come folta è la selezione di giocatori che hanno rimpolpato le fila di entrambe le squadra. Pescando da un gruppo di calciatori che hanno disegnato piccole e grandi storie dei due club, ecco l’ennesimo gioco, non esente da gusti personali, di fabbricare, il dream team di ciascuna delle due formazioni, attraverso ricordi non troppo lontani.

 

Barcellona (4-3-3)

 

Andoni Zubizarreta

Decano degli estremi difensori spagnoli. Emblema dei blaugrana per otto intense annate. Il suo nome lungo scandito nelle telecronache, rappresenta una sicurezza per tifosi catalani e delle ‘furie rosse’.

 

Luis María López Rekarte

Ai più giovani, il suo nome probabilmente non evoca particolari suggestioni. Eppure, questo terzino destro nato nel 1962, e in forza al Barcellona per un triennio, è una di quelle pedine affidabili, in grado di contribuire a successi, come una Coppa delle coppe, un campionato e una Coppa del Re.

 

Carles Puyol

Un concentrato di grinta, potenza atletica e personalità tali da garantire compattezza al reparto arretrato del Barça. Una carriera quasi ventennale nella squadra catalana, quasi a tatuarsi addosso quei due colori, come una seconda pelle.

 

Ronald Koeman

Micidiale battitore di punizioni. Chiedere, per conferma, alla tifoseria blucerchiata. Libero versatile con licenza di proiettarsi in avanti. Elemento duttile da impiegare anche a centrocampo, campione d’Europa nel 1988.

 

Éric Abidal

Abnegazione, polmoni e versatilità. Sulla fascia sinistra, sfreccia come fosse una corsia d’atletica leggera. Dotato di intuito e senso della posizione, abbinati a una progressione che lo agevola nei recuperi e nelle incursioni offensive.

 

José Mari Bakero

Uno dei più longevi centrocampisti del campionato spagnolo. Ebbe l’onore di far parte del progetto blaugrana targato Johan Cruijff. E l’interprete del ‘calcio totale’ si fidava del suo apporto in campo.

 

Xavi

Il suo nome è un richiamo simbolico anche per i giovanissimi. Presidio del centrocampo, con il gemello Iniesta. Quasi offensivo nei suoi confronti, sintetizzarne il repertorio in palleggio, regia e visione di gioco. Andate su Youtube e rifatevi gli occhi.

 

Andrés Iniesta

Uno dei modelli più efficaci del calciatore moderno. Dribbling fulminante, controllo di palla da narrazione canora degregoriana, con il supporto di una statura che è un invito a tutti ad avvicinarsi al pallone. Gratificante essere lanciati a rete da lui.

Julio Salinas

Classico attaccante da ‘el clásico’. Lega il suo nome al club catalano dal 1988 al 1994. E fornisce prestazioni importanti, grazie a rapidità e agilità in area, al punto da guadagnare la convocazione in Nazionale quasi in abbonamento.

 

Romário

Un biennio al Barcellona, dal 1993 al 1995. Eppure, riesce a lasciare il sigillo con 46 presenze e 34 reti. In mezzo, ‘Baixinho – il piccoletto’, vince anche la Coppa del mondo. Movenze eleganti e implacabile sotto porta, fa sembrare facile qualunque soluzione complessa.

 

Hristo Stoičkov

Lo ammetto, il mio gusto personale colloca il suo gol in punizione con la sua Bulgaria, ai danni della Germania ai Mondiali del 1994, come una dei momenti più ad alto contenuto estetico offerte da una partita di calcio. Il resto è un repertorio geniale, con cui ha anche deliziato la tifoseria catalana.

 

Real Madrid (4-3-3)

 

Iker Casillas

Reattività, fiuto nei calci di rigore e importanti doti atletiche ne hanno saldato l’immagine sportiva. Consacrata, poi, dalla conquista di due campionati europei e di un Mondiale, dal 2008 al 2012. Oltre cinquecento presenze fra i galácticos.

 

Míchel Salgado

Terzino di spinta sulla corsia di destra. Una decade per lui con la maglia dei blancos, dal 1999 al 2009. Sospeso fra due millenni, a osservare i cambiamenti della sua squadra, delle avversarie, perfino dei modelli di gioco. Senza il tempo di rifiatare per gli sprint.

 

Hierro

Uno dei difensori centrali più prolifici in forza alla compagine madrilena. All’attivo ha 102 gol, realizzati nell’arco di 439 presenze. Sua è l’attitudine a proiettarsi nell’area avversaria, quando la sua squadra beneficia di un calcio di punizione, o di un corner. E, forte dell’abilità aerea e di un’altezza di un metro e novanta centimetri, perforare la porta

 

Manuel Sanchís Hontiyuelo

Roccioso centrale di una generazione abituata alla copertura. Figlio d’arte, indomabile mastino dell’area di rigore, fu uno dei perni della ‘quinta del buitre’. Riferimento indefettibile per la tifoseria del Real.

 

Roberto Carlos

Forza, velocità ed esplosività racchiuse in un esterno sinistro di provenienza brasiliana. Specialista dei calci di punizione, disegnava parabole violente e a effetto, dall’impatto traumatico per gli sciagurati portieri che vi si paravano innanzi. Oltre cento chilometri orari.

 

Míchel

Centrocampista dotato buona tecnica e visione di gioco. Una vita trascorsa con la camiseta blanca, segnata da più di quattrocento presenze e quasi un centinaio di gol. Nella sua bacheca personale, c’è posto per due Coppe Uefa, e per un primato nella classifica dei cannonieri della Coppa dei campioni del 1988.

 

Robert Prosinečki

Uno dei gioielli del trio delle meraviglie jugoslavo, che illuminò il gioco della Stella Rossa Belgrado e della Nazionale. Nel cuore del centrocampo delle merengues, giocò invece per tre stagioni, dando prova di una smisurata classe.

 

Rafael Martín Vasquez

I sostenitori del Toro lo ricordano per la conquista della Mitropa Cup nel 1991. Un centrocampista dinamico, pronto a svariare fra la metà campo e l’attacco. Con la casacca dei blancos, gioca per due cicli. Il primo, più lungo, dal 1983 al 1990. Torna quindi per un triennio, dal 1992 al 1995.

 

Emilio Butragueño Santos

Come gli scrittori che cambiano registro, la sua disinvoltura nel variare posizione sul fronte dell’attacco o semplicemente piede con il quale concludere, ne imprime nell’immaginario collettivo la fama di infallibile rapace. Il ‘buitre’ non è soltanto un gioco di parole, ma un avvoltoio d’area, dall’eleganza indiscutibile.

 

Hugo Sánchez Marquez

Tanto Messico e poche nuvole al centro dell’attacco madrileno. Un centravanti acrobatico, fantasioso e prolifico. Da far rivedere i suoi colpi di tecnica ai ragazzini di oggi, che si approcciano al ruolo. Perché elastico, doppio passo e rovesciata, non sono solo vocaboli da glossario del calcio.

 

Raúl González Blanco

Dispiace che una punta così tecnica e dotata di senso del gol non abbia raccolto tanti successi con la Nazionale maggiore, dopo l’argento agli Europei Under 21 del 1996. Eppure, da un cilindro con oltre cinquecento presenze fra i galácticos, sbucano fuori qualcosa come 228 gol.

Giuseppe Malaspina