L’elisir della resistenza inossidabile

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Sulle casacche che coprono le loro spalle, continuano a insistere i numeri 11 e 10. Simboli grafici di una numerazione che pare fermarsi agli anni in cui non esistevano ancora le maglie personalizzate. In realtà, il nuovo look del calcio, figlio del Mondiale Usa ’94, aveva già introdotto le sue novità quando il primo dei due venne a giocare in Italia. Otto anni più tardi giunse in serie A anche il secondo, e trovò un compagno di squadra che portava il numero 72. Due storie di giocatori provenienti dall’Estremo oriente, nati a distanza di undici anni, quindi testimoni di un calcio che ha attraversato significativi cambiamenti. I loro nomi e cognomi evocano suggestioni dal suono giapponese che riportano indietro ai cartoni dell’infanzia. Eppure, nella carta d’identità di ciascuno dei due, alla voce ‘professione’ permane il lavoro di calciatore. Già, perché Kazuyoshi Miura da Shizuoka, nato il 25 febbraio del 1967, e Shunsuke Nakamura da Yokohama, nato il 24 giugno 1978, calcano ancora i campi di calcio. Nel dettaglio, il primo nipponico a tentare l’avventura italiana ha appena rinnovato il contratto, per un altro anno, con lo Yokohama FC, squadra che milita nella J2 League, seconda divisione del campionato nazionale giapponese. Mentre il fantasista che incantò lo Stretto nel 2002, agisce nel centrocampo del Júbilo Iwata, in J1 League. Due ruoli differenti, due destini calcistici diversi anche nelle loro fortune in Italia, con un Miura decisamente poco prolifico nell’esperienza annuale nel Genoa, e un Nakamura prezioso rifinitore soprattutto nel primo anno alla Reggina. Eppure, l’inossidabile resistenza che accompagna le rispettive carriere sembra consegnarli a una sorta di epica di questo gioco. In Nazionale, le cose vanno meglio per ‘Casù’, la pronuncia reale del nome di Miura, con uno score di 55 centri in 89 partite. Shunsuke invece, complice un ruolo più defilato, ne mette a segno 24 in 98 partite. La sua qualità però continua essere valorizzata dai calci piazzati, punizioni o rigori che siano. Un contributo video metropolitano lo racconta senza giri di parole. E la parabola che assume la sfera, arcuata e tesa al punto giusto da insaccarsi nel finestrino aperto del bus, sembra ricalcare la traiettoria della sua carriera. Alti e bassi, conservando inalterato lo stile. Nella sua personale collezione di presenze, c’è posto per i Yokohama Marinos e gli amaranto della Reggina. Tre anni, dei quali il primo vissuto con maggiore brillantezza. Poi, largo al Celtic Glasgow, l’Espanyol, nuovamente a Yokohama, e attualmente allo Júbilo Iwata. Più fitta di esperienze, la storia sportiva di Miura. Un elenco che comprende nell’ordine Santos, Palmeiras, Matsubara, Club de Regatas Brasil, XV de Jaú, Coritiba, ancora Santos, Verdy Kawasaki, e appunto il Genoa. Nuovamente Verdy, poi Dinamo Zagabria, Kyoto Sanga, Vissel Kobe, e infine Yokohama Fc, con una parentesi al Sidney Fc. La curiosità relativa ai due giocatori nipponici è che entrambi i loro ruoli operano in una zona avanzata del campo. E il trequartista Shunsuke e la punta Kazuyoshi continuano a svariare sul fronte d’attacco. Come i supereroi di un videogioco che affonda le radici in un passato prossimo. Ma con l’esercizio dell’allenamento, non esita a scrivere una piccola pagina di futuro.

Giuseppe Malaspina