Il senso di Quagliarella per la rete

Immagine dal profilo Facebook di Fabio Quagliarella

Quando ero più piccolo, pensavo che nel calcio la tecnica fosse la fine della creatività. Esercitarsi negli allenamenti rappresentava probabilmente un modo per acquisire continuità di rendimento, ma non avrebbe mai potuto sostituire quel talento innato di cui erano provvisti i fuoriclasse. Eppure, se si considera che una delle finalità del calcio è la realizzazione di un’estetica di gioco che provochi benessere negli spettatori, e naturalmente anche nei suoi autori, allora la parola ‘tecnica’ è destinata a svolgere un ruolo propedeutico a tale obiettivo. Un po’ come per la musica, essenziale è lo studio dell’abc delle note. Una conoscenza che non si limiti al merito delle cose da apprendere, ma che miri a imprimere un metodo quanto più vario e articolato, per consentire al giocatore una gamma ampia di soluzioni da applicare in partita. Non a caso, il termine ‘tecnica’ deriva dal greco ‘téchne’, vale a dire ‘arte’, nel senso di perizia, di sapere fare. Un richiamo alla radice lessicale che, in un certo senso, fornisce un ulteriore spunto alla domanda se il calcio afferisce alla scienza o all’arte. A questo proposito, uno dei giocatori più tecnici con il quale i fanatici del fantacalcio, oltre ai cultori del bel gioco, hanno imparato a conoscere è Fabio Quagliarella, da Castellamare di Stabia. La familiarità con l’area di rigore, il fiuto del gol e la propensione all’assist, e soprattutto la capacità della giocata spettacolare in fase offensiva, rendono la sua figura densa di suggestioni. Se si guarda la sua biografia, balzano agli occhi una serie di esperienze calcistiche maturate dal Torino alla Sampdoria. In mezzo, nel curriculum sportivo di questo ragazzo classe 1983, c’è spazio per Florentia Viola, Chieti, ancora Torino, Ascoli, Sampdoria, Udinese, Napoli, Juventus. E poi ancora il granata del Toro, per arrivare al recente triennio blucerchiato. Il maggiore score realizzativo è proprio collocato a Genova, con una cinquantina di centri. Eppure, sarebbe superficiale approcciarsi alla storia recente di questo attaccante, ponendo l’accento esclusivamente sul numero delle reti messe a segno. In lui, infatti, emerge una spiccata tendenza a cercare la conclusione più suggestiva. Ma, a differenza di colui che poggia la propria carriera su singoli momenti di exploit, nei colpi del prestigiatore Quagliarella, c’è un’attitudine a rendere l’estro come una sorta di piacevole abitudine. Un qualcosa che però non rasenta il vezzo del calciatore scollegato dal gioco corale, ma un’azione integrata all’interno di un circuito di movimenti del gruppo. Siano caratterizzate da alti o da bassi le sue stagioni, l’impressione è che riservino sempre una ricerca dell’espressione del talento come sbocco da una situazione di contesa. Un tiro improvviso di controbalzo che, per esempio, nasce da un pallone fuoriuscito da una mischia, colpito con precisione fulminea, senza lasciare alla retroguardia rivale il tempo di intervenire. Tempo che sarebbe stato invece generato da uno stop a seguire. Una delle sue perle più frequenti, poi, è la rovesciata. Classico di tutte le mitologie del pallone, è il gesto tecnico che per molti sintetizza meglio di altri la bellezza. Eppure, in Fabio ‘Eta Beta’, la rovesciata è qualcosa che attiene più al metodo che al merito del gioco. Nel grappolo di uomini che affolla sovente l’area di rigore, Quagliarella opera spesso sfruttando gli ostacoli come gradini, le marcature asfissianti paradossalmente come pedane per effettuare la stoccata vincente. In questo modo, finisce per dare concretezza al significato prima menzionato della parola ‘tecnica’. Disciplinare l’istinto senza snaturarlo, ma valorizzandolo. Gli esempi sono numerosi, e il web fornisce una serie corposa di video che testimoniano l’assunto. Che dimostrano quanto, nel numero 27, l’avversario che lo ostacola con il corpo è un incentivo a provare lo stesso la conclusione. E un accenno di rovesciata è stato tentato, senza esito stavolta, anche nella recente sfida in campionato contro il Napoli, dove la punta è rimasta a secco. A fare da contraltare a questo ricorso incessante alla creatività, un carattere predisposto alla calma, all’umiltà, alla semplicità. Forse figlio di una biografia umana che non si è fatta mancare anche esperienze dolorose, come l’aver subito la ferocia dello stalking. Il libro ‘Demoni’ del giornalista Alessandro Alciato ne approfondisce la questione. La narrazione sportiva, comunque, non può prescindere da un personaggio come il calciatore Quagliarella. Un anello di congiunzione fra la fantasia e la concretezza. Che, come i classici, non sembrano essere mai di moda. Perché sono sempre moderni.

Giuseppe Malaspina