Quella volta che ‘O Rei’ non riuscì a segnare

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Quello del portiere è un ruolo che, in terra d’Albione, ha spesso annoverato personalità suggestive. Traducendo la parola in lingua inglese, salta fuori il vocabolo ‘goalkeeper’, che richiama la funzione di colui che custodisce la rete. Un adempimento che evoca quasi una vocazione missionaria, in un terreno – l’area di rigore – soggetto a incursioni nemiche, e tentativi di conquista di ogni sorta. Per tamponare l’ultimo segmento della contesa, ecco allora la necessità di un giocatore dal temperamento forte, in grado di dirigere da dietro la retroguardia, e dalle doti tecniche plastiche, senza soluzione di continuità fra prese sicure e balzi felini. La storia del campionato d’Inghilterra ha così conosciuto sia la reattività di Peter Shilton che l’eleganza di Davis Seaman, senza trascurare la capacità di deconcentrare gli avversari dello zimbabwese Bruce Grobbelaar. Eppure, se chiedete a un calciofilo britannico di pescare un nome dall’immaginario collettivo, fra i due pali finirà Gordon Banks. L’ex estremo difensore dei ‘Leoni albionici’ è scomparso lo scorso 12 febbraio, all’età di ottantuno anni. Una carriera che attraversa tre decenni, e i colori sociali di sette club. Nell’ordine, Chesterfield, Leicester City, Stoke City, Cleveland Stokers, New York Cosmos, St Patrick’s, e Ft. Lauderdale Strikers. Con la casacca e i guanti della sua Nazionale, mette il suo sigillo nella finale casalinga dei Mondiali, nel 1966. Quella vinta ai danni della Germania Ovest per 4 a 2, passata alla storia per il ‘gol fantasma’ di Geoff Hurst. Tuttavia, la sua prestazione più brillante sopraggiunge quattro anni dopo. Il campionato del mondo in Messico, nel 1970, è uno fra i più densi di suggestioni. Non solo per la ‘partita del secolo’, che contrappone in semifinale i calciatori italiani e tedeschi. E che cristallizza lo sfondo di una pellicola nostrana, uscita due decenni dopo, dal titolo ‘Italia-Germania 4-3’. Ma anche per quella che verrà ricordata come la ‘parata del secolo’. Siamo all’interno del gruppo 3, e si sfidano le due vincitrici delle rispettive partite d’esordio. A Guadalajara, i favoriti verdeoro del Brasile, reduci da un secco 4 a 1 contro la Cecoslovacchia, affrontano l’Inghilterra, che ha appena superato 1 a 0 la Romania. Una rivalità che, in un certo senso, si articola fra due filosofie del calcio. Da un lato, coloro che lo hanno inventato in Europa, dall’altro coloro che lo interpretano con la solarità dei ritmi sudamericani. Fra le fila brasiliane, scalpitano giocatori come il difensore Carlos Alberto, l’esterno Jairzinho, l’attaccante Tostão, il trequartista Rivelino, e soprattutto ‘O Rei’ Pelé. Colui che, se vent’anni dopo non fosse nato Diego Armando Maradona, sarebbe stato il più grande calciatore di tutti i tempi. E invece, quel giorno, Edson Arantes do Nascimento rimase a secco. A negargli la gioia della rete, fu proprio Gordon Banks da Sheffield. Il portiere che nel secondo tempo non riuscì a opporsi a un tiro rasoterra di Jairzinho. Ma che nella prima frazione di gioco, chiuse magistralmente la saracinesca appunto a Pelé. Osservare la dinamica dell’azione che riprende la parata di Banks, è un pretesto per aprire una finestra su un calcio antico, ma non scevro dalla tecnica che lo rese immortale. L’accelerazione di Jairzinho sulla fascia destra pare destinata a concludersi con il pallone che rotola a fondo campo, ma l’ala sudamericana riesce con un colpo del piede, in prossimità della linea bianca, a disegnare una parabola arcuata verso il centro dell’area. Pelé trova il tempo di coordinarsi, e di sfruttare il movimento dei flessuosi muscoli del corpo, per salire in elevazione e impattare la palla in modo da imprimerle una forza devastante. La sfera finisce schiacciata a terra davanti alla linea di porta, per risalire improvvisamente con una traiettoria così insidiosa da sembrare già dentro. Il piazzamento del portiere e la sua istintiva capacità di fare leva sui propri riflessi riescono nell’impresa impossibile. Con la mano, Banks arriva sulla palla che rimbalza, e devia la sua direzione appena più alta della traversa. Ne scaturisce un angolo che non sortirà effetti indesiderati, e nel primo tempo il risultato sarà custodito. Il ‘goalkeeeper’ Gordon riceverà i complimenti dei compagni, reagendo con la modestia dei miti che, di fronte a un mito come Pelé, hanno solo ricordato – per l’ennesima volta – che il calcio è un gioco stupendo.

Giuseppe Malaspina