L’attacco da videogioco delle rondinelle

Trentuno centri in due, in un campionato come quello cadetto, che si concluderà nel prossimo mese di maggio. Se la resistenza è una caratteristica che non può mancare nelle compagini che si misurano in serie B, è altrettanto vero che mantenere alto lo score realizzativo, non è cosa di poco conto. E l’equilibrio che gli uomini di mister Eugenio Corini stanno garantendo fra i reparti, pare essere del tutto proiettato verso quella che è banalmente la radice stessa del calcio, finalizzare ogni azione e mettere a segno il maggior numero di gol possibili. Il Brescia così si ritrova primo nella classifica cadetta, e vanta una coppia di attaccanti talmente prolifici da sembrare il terminale offensivo di una squadra da videogame. Nel dettaglio, Alfredo Donnarumma, fresco del premio ‘Calciatore del mese Aic’ sia a dicembre che a gennaio, ha messo a segno ben ventidue reti. Il suo partner d’attacco è Ernesto Torregrossa, nove gol all’attivo. Un duo che, agli occhi dei supporter delle rondinelle, sta trascinando i biancazzurri verso i sogni della promozione. Eppure, come tutti i meccanismi collettivi insegnano, dietro il fiuto del gol dei due, c’è un prezioso lavoro di armonie corali che passa attraverso i piedi dei compagni, e arriva in fondo alla metà campo avversaria, per concretizzarsi in una situazione offensiva pericolosa. Osservare i movimenti di questo dinamico modulo 4-3-1-2, agevola ulteriormente la comprensione delle dinamiche della figura dell’attaccante moderno. Analizzando i profili dei due elementi, emerge che Donnarumma agisca in prevalenza da seconda punta, pur possedendo qualità tali da spaziare su più posizioni offensive. Torregrossa invece appare un centravanti più classico, dotato di un tiro mancino micidiale. Se si guarda, inoltre, l’aspetto delle reti realizzate, il dato curioso è che è il primo a balzare in testa alla classifica cannonieri. Una conseguenza, probabilmente, di un gioco improntato a disorientare le difese rivali, con un’attenzione particolare a non lasciare punti di riferimento per le retroguardie opposte. A fare da trequartista dietro la coppia, c’è spazio per Leonardo Morosini, o talvolta per Nikolas Špalek. Entrambi provvisti di buon controllo palla, e attitudine agli inserimenti. Completano la linea più arretrata del centrocampo Dimitri Bisoli, Sandro Tonali (che taluni paragonano già ad Andrea Pirlo), e Alessandro Martinelli. La velocità di Stefano Sabelli a destra, di Bruno Martella a sinistra, e di Aleš Matějů, cursore su ambo le fasce, disegnano ennesimi segmenti di un sistema sincronico che rema a favore del terminale d’attacco. Un luogo che si accorcia o si dilata a seconda dei casi, se cioè è più opportuno che una delle due punte si decentri in modo da consentire un inserimento da parte dei centrocampisti, oppure se conviene che retroceda il proprio raggio d’azione per scambiare palla, magari con i terzini che salgono. Sembrano dunque superati gli anni del centravanti boa, che gravita nel cuore dell’area di rigore, in attesa di un cross dall’esterno o di una verticalizzazione profonda. Quella del ‘tuttocampismo’ non sarà una religione, tuttavia come metodo di gioco coinvolge sempre più pedine. Il 9 e l’11 sono due numeri primi, intervallati da un numero che si scrive a doppia cifra. Il 10, che primo non è, ma richiama alla mente dei calciofili suggestioni di fantasia e sregolatezza, talvolta vissute in solitaria. Per i tifosi del Brescia, la maglia numero 10 che fu di Roberto Baggio è un cimelio ritirato dal tempo delle contingenze e depositato nel museo vivo della memoria. La casacca con il 9 sulle spalle, che porta il nome di Alfredo Donnarumma, e quella con l’11 di Ernesto Torregrossa, corrono ancora indomite sotto la curva. E, in tempi recenti, appaiono saldate da un affiatamento raccontato altrettanto bene, sempre dai numeri.

Giuseppe Malaspina