La complicata semplicità di spingere sul piede d’appoggio

«Tu cerca sempre di muoverti per primo, e potresti anche arrivare in prima base». Il personaggio di Frank Leone, interpretato da Sylvester Stallone in ‘Sorvegliato speciale’ del 1989, suggerisce a un giovane compagno di detenzione come agire in situazioni di pericolo. L’epilogo della narrazione, per quel che riguarda il ragazzo in cella, non sarà fortunato. Eppure, il suggerimento legato alle dinamiche del baseball è particolarmente denso di suggestioni, se lo si raffronta al ruolo del portiere nel gioco del calcio. La velocità delle partite moderne, infatti, richiede un contributo sempre più dispendioso non solo sull’intuibile piano dell’agilità, ma soprattutto su quello della lettura delle azioni. La reattività fisica è figlia della capacità di comprendere in anticipo dove il pallone sarà scaraventato, anche nel mezzo di una mischia. E i riflessi, che paiono sprigionati esclusivamente dall’istinto, in fondo custodiscono una radice razionale. Una premessa per inquadrare la figura odierna dell’estremo difensore, e per provare a delineare il profilo di un portiere come Alex Meret, del Napoli. Vero è che la compagine partenopea non sta attraversando un periodo di duratura brillantezza, eppure la solidità di un cantiere comincia proprio dalle sue fondamenta. E le doti tecniche delle quali è provvisto il giocatore udinese consentono di fare un ragionamento sul suo apporto alla causa del Napoli. Nella storia della squadra azzurra, un importante contributo sportivo a salvaguardia della porta è stato fornito già da un atleta friulano. Quel Dino Zoff che, nella fase iniziale della sua fulgida carriera, per un lustro divenne una garanzia della retroguardia. E proprio le sue parole di stima verso Alex, con un cenno particolare al suo senso della posizione e alla sua reattività, non possono che lasciare intravedere un futuro interessante. Intanto, il curriculum di questo ragazzo del 1997 racconta di una progressiva scalata nelle Nazionali giovanili. In ordine, Under 16, 17, 18, 19 con secondo posto agli Europei di categoria del 2016. Poi, un paio di presenze nell’Under 21, senza trascurare l’esperienza di aggregato come trentunesimo nella Nazionale di Conte, nel raduno pre-Europeo nel 2016. I club per i quali indossa la maglia sono invece l’Udinese per un’annata, dopo la crescita nel vivaio bianconero, la Spal per due stagioni fra cadetteria con promozione e serie A con salvezza, e appunto il Napoli. Una biografia che può vantare anche le prestazioni in Europa League contro Zurigo e Salisburgo. Ma che non può non tener conto dei diversi infortuni occorsi fin qui, che probabilmente hanno inciso nella continuità del rendimento. Dall’intervento a causa di una pubalgia nell’ottobre del 2017 che lo tiene indisponibile per l’intero turno di andata del campionato, all’infortunio a una spalla rimediato contro la Roma che lo costringe a chiudere anzitempo la medesima stagione. Fino alla frattura dell’ulna del braccio sinistro, nel corso di un allenamento nello scorso ritiro estivo di Dimaro. La vulnerabilità dunque sembra essere un problema ricorrente per l’estremo difensore, ma per sopperire all’infelice e fortuita statistica sopraggiunge la famosa massima nietzschiana, quella in virtù della quale ‘ciò che non mi uccide mi rende più forte’. E la forza del temperamento di Alex pare palesarsi non appena esce dal tunnel degli spogliatoi. La sua immagine emana un’eleganza d’altri tempi, un’estetica silenziosa e scevra da fronzoli che, non so per quale oscuro motivo, me lo rende vicino ai giocatori di baseball. Ecco forse spiegato il perché dell’incipit sul personaggio di ‘Prima base’. Al di là delle divagazioni sugli elementi formali, nella sostanza del suo approccio alla gara esiste comunque qualche affinità con la disciplina che annovera lanciatore, ricevitore e battitore. La parola chiave per decifrare le performance di Meret è tempismo. Quando spinge sul piede d’appoggio, centrando il momento ideale per esercitare pressione sul terreno di gioco, il suo proiettarsi a difesa della linea di porta si traduce quasi scientificamente in una respinta di pregevole fattura. Nel caso residuo contrario, l’esito è destinato a essere negativo. A riprova di tale correlazione, può essere utile analizzare una serie di situazioni che hanno interessato l’area piccola napoletana, nell’arco di questa stagione. Intanto, balzano agli occhi due interventi ravvicinati, nella sfida casalinga contro la Spal. Dapprima il numero 1 partenopeo chiude lo specchio della porta a una conclusione potente, ma centrale, di Alberto Paloschi, proveniente obliqua dal vertice destro dell’area piccola. Gran reattività nel ribattere la sfera, ma con un coefficiente di difficoltà non altissimo, considerando il piazzamento del portiere. Tuttavia, è alcuni minuti dopo che Meret compie qualcosa di sensazionale. C’è un corner per la compagine spallina, e la parabola arcuata del tiratore dalla bandierina impatta alla perfezione la testa di Mohamed Fares. L’esterno sinistro biancazzurro compie una torsione al volo, scagliando con violenza il pallone verso l’angolino basso di sinistra. Alex, che nel frattempo ha osservato l’intera dinamica dell’azione, preme sul piede e distende le braccia verso la sfera, liberando letteralmente la minaccia con le mani. Un salvataggio felino ai limiti delle leggi della fisica, che nasce proprio da un’attenta osservazione dei movimenti della palla. Passiamo allora a un momento in casa contro il Bologna, quando i riflessi sono inibiti dalla compresenza di ostacoli visuali. I rossoblù battono un calcio di punizione dal lato destro della trequarti, in direzione dell’area avversaria. Nel grappolo di uomini che si contendono la sfera, spicca la testa di Rodrigo Palacio che, invece che provare la conclusione a rete, prolunga in maniera morbida in avanti verso l’accorrente Federico Santander, abile nel gioco aereo a insaccare. Evidentemente, la compartecipazione di più giocatori in area e il lievissimo cambio di traiettoria della palla, hanno frenato la spinta sul piede d’appoggio dell’estremo difensore, rimasto immobile sull’incornata dell’attaccante rivale. Un’analogia con un’altra rete presa stavolta rasoterra, da parte della Lazio. Ciro Immobile riceve un assist in area e si aggiusta il pallone, marcato da Raúl Albiol. In un istante viene scoccato il tiro, e la palla passa sotto le gambe del difensore spagnolo. In questo caso, la prospettiva del portiere è intralciata dalla figura del compagno di reparto. E la bordata del centravanti può indirizzarsi indisturbata nella porta, senza incontrare la resistenza del goalkeeper. Viceversa, se la costruzione della manovra offensiva è inquadrata dal radar di Alex, per quanto forte o insidiosa, s’infrangerà contro il suo muro. Un’esemplificazione giunge in proposito, dalla trasferta giocata a Parma. Luca Siligardi appoggia per Gervinho, che stoppa, prolunga di poco con l’esterno, e catapulta la sfera con l’interno collo destro nell’angolino alto, a sinistra della porta. La risposta di Meret è perfetta. Essendo già piazzato in posizione centrale, dosa la pressione sul piede d’appoggio, e interviene con il braccio sinistro in una sorta di gancio che devia la sfera in tribuna. Tempismo e riflessi ancora alla prova, stavolta a Roma contro i giallorossi. Nicolò Zaniolo libera sulla linea dell’area grande Bryan Cristante che, senza lasciarselo ripetere, lascia partire una sassata da posizione centrale. Il corridoio rettilineo verso la porta è sgombro da difensori, mentre il tiro a mezza altezza è decisamente violento, ma non angolatissimo. Il portiere ancora una volta agisce razionalmente, calibrando la spinta sul piede d’appoggio, e usando entrambe le mani per creare uno schermo più solido alla forza opposta. Il percorso della respinta, tuttavia, non può essere controllato dalla razionalità. Così la sfera atterra sulla testa di Bruno Nzonzi e, per un caso fortuito, si stampa sulla traversa per essere intercettata dalla difesa. Spazio infine al match casalingo contro l’Empoli. Sul primo gol subito dai partenopei, c’è una situazione di confusione in area. Sul tiro di Diego Farias, Meret è piazzato, ma deve fare i conti con la deviazione involontaria di Piotr Zieliński che ne paralizza la propulsione. Qualche minuto dopo, il portiere azzurro dà sfoggio del proprio controllo del corpo, distendendo i suoi 190 centimetri di statura orizzontalmente, per disinnescare un rigore in movimento di Francesco Caputo, imbeccato dalla fascia destra da Farias. Nella ripresa, c’è un’altra occasione per analizzare la saggia lettura dell’azione di Alex. Il terzino destro Giovanni Di Lorenzo avanza sulla fascia e scambia con Farias. Da questi, il pallone giunge a Caputo che, spalle alla porta ne conserva il possesso, rapidamente si gira e conclude. Meret reagisce dandosi lo slancio, ma la sfera è respinta dall’intervento di Kalidou Koulibaly. Una traiettoria che porta al piede mancino di Marko Pajac. Botta al volo nell’angolino basso a sinistra, ma la reattività del portiere è fulminea a coprire lo spazio stretto. Una velocità che però non è sufficiente subito dopo, nel colpo di testa di Di Lorenzo che è più lesto a centrare il pallone sullo spiovente dalla bandierina. Ecco, nel repertorio di questo giovane e talentuoso portiere ci sono numeri che, se opportunamente valorizzati, possono davvero portare lontano. Osservazione e lettura dell’azione sono premesse quanto tempismo e calibrazione della spinta sono elementi da coltivare con la necessaria continuità, perché senso della posizione e reattività sono indiscutibilmente certezze. Oggi il calcio rielabora costantemente le caratteristiche dei suoi ruoli standard. In molti sostengono che perfino il portiere non sfugga a questa evoluzione, e sia chiamato ad agire quasi come un libero aggiunto. In questo senso, un dialogo sempre più frequente con entrambi i piedi, nei confronti dei difensori e dei compagni degli altri reparti, potrebbe agevolare un’ulteriore maturazione del giocatore mancino, e rendere più imprevedibile l’impostazione agli occhi degli avversari. Chiaramente, tutto dagli spalti o da casa sembra più facile, ma quando si è in campo a erigere l’ultima barriera davanti alla porta da custodire, le cose cambiano notevolmente. C’è la concretezza di ogni sfida con cui misurarsi. E anche i gesti più semplici fanno i conti con le contingenze dell’imponderabile. D’altronde, anche nel baseball, non è mica facile conquistare la prima base.

Giuseppe Malaspina