L’importanza dei terzini in una promozione

Immagine dal profilo Facebook ufficiale dell'Hellas Verona Football Club.

Che il fulcro del gioco del calcio moderno trovi uno dei suoi più determinanti spazi di impostazione sulle fasce, è probabilmente un fatto assodato. Intendiamoci, le corsie esterne hanno costantemente rappresentato corridoi rettilinei a disposizione di velocisti con la palla incollata ai piedi, magari sulle suggestioni de ‘La leva calcistica della classe ‘68’, e in grado di aggirare le difese avversarie per buttarla nel mucchio in area di rigore. Eppure, negli ultimi anni, si è assistito a un’evoluzione della figura del terzino, in una sorta di chiave ‘tuttocampista’. Un ruolo sempre più delicato che, se in osmosi con il resto della squadra, finisce per correre e ragionare in maniera quasi parallela. Non soltanto, dunque, corsa lungo la fascia e cross in mezzo per l’accorrente punta, chiamato al tempismo nel gioco aereo. Ma dialogo continuo con i compagni di reparto, alimentato da un sapiente ricorso alle triangolazioni palla a terra, al fine di agevolare le sovrapposizioni degli interni o i movimenti di sponda degli attaccanti. L’obiettivo, pertanto, è una manovra più ragionata, ma non scevra di accelerazioni per sorprendere le retroguardie rivali. Ecco, se il successo di gioco e anche di risultato del Liverpool targato Jürgen Klopp deve tantissimo alle doti dei suoi esterni difensivi Trent Alexander Arnold e Andrew Robertson, neppure la serie cadetta italiana è immune dal peso specifico di tale ruolo. L’ultimo spunto legato a questa constatazione giunge dalla promozione in serie A, ottenuta dall’Hellas Verona di mister Alfredo Aglietti. La doppia sfida contro un continuo e frizzante Cittadella, ormai una certezza sportiva in Italia, battuto in rimonta nella partita di ritorno con il ribaltamento di un passivo di due reti, è stata decisa soprattutto sulle fasce. Le espulsioni di Luca Parodi e di Federico Proia non possono fugare il dubbio sull’esito della partita qualora si fosse conclusa in undici contro undici, tuttavia la realizzazione dei gol scaligeri che hanno sancito la promozione nella massima serie è passata dalle corsie laterali. La prima marcatura di Mattia Zaccagni, quella messa a segno in parità numerica, nasce proprio da uno scambio fra il difensore destro Davide Faraoni e l’attaccante Samuel Di Carmine. Un fraseggio culminato appunto con la rete di Zaccagni. Nel secondo tempo, dopo l’espulsione di Parodi, il forcing dell’Hellas ha portato i suoi frutti. E l’azione capitalizzata da Di Carmine si è sviluppata dal dialogo fra Zaccagni e Luigi Vitale. Il terzino sinistro, il cui scatto proviene dal profilo Facebook ufficiale dell’Hellas Verona Football Club, si è fatto trovare pronto con un inserimento sulla fascia sinistra. Incursione fulminea e assist rasoterra per il gol ‘alla Crespo’, di Di Carmine. Tre a zero con il subentrato Giampaolo Pazzini che pesca Karim Laribi dalla fascia destra. L’ala sinistra aggancia la sfera e aggira il portiere Alberto Paleari, anch’esso reduce da una buona stagione. Certamente, una partita non basta a scrivere delle gerarchie. Ma gli episodi che finiscono per incidere in essa, aiutano a decifrare una tendenza che sembra sempre più insistente. Che la velocità e il pensiero del gioco moderno scorrono lungo le corsie esterne, dalla provincia fino alla Champions League.

Giuseppe Malaspina