La quadratura del centrocampo azzurro

Immagine dal profilo Facebook ufficiale della Nazionale italiana di calcio

Dalla scuola pitagorica al simbolismo di cui sono pregne le religioni, è innegabile l’importanza che viene attribuita al numero tre. In ambito matematico, c’è chi scomoda l’assolutezza del sostantivo ‘perfezione’. Eppure, se si prova a scendere nell’infinitesima declinazione del relativismo applicato al calcio, è soltanto una cifra attraverso la quale scomporre una porzione di campo, e distribuirne i dividendi ad altrettanti calciatori di un reparto. Se poi ci si sofferma sulla zona mediana del tappeto verde, quella dove la copertura si sposa con la costruzione, allora il tre acquisisce un peso specifico ancora più delicato. Perché dall’impegno di coloro chiamati a tradurre in azione un semplice valore aritmetico, deriva la riuscita del gioco difensivo e offensivo di una squadra. Il centrocampo a tre dell’Italia, alla luce delle tre partite di qualificazioni ai prossimi Europei, ha restituito già alcune significative certezze. La compresenza di Nicolò Barella, Jorginho e Marco Verratti costituisce un formidabile elemento di forza, un perno dinamico intorno al quale articolare l’armonia dell’insieme. Il commissario tecnico Roberto Mancini, dopo una serie di tentativi nelle amichevoli precedenti, ha optato per un modulo, il 4-3-3, in grado di valorizzare le caratteristiche tecniche dei centrocampisti, in un’ottica tattica collettiva. La sfida dello scorso sabato ad Atene, contro la Grecia, ha messo in rilievo proprio il valore aggiunto dell’integrazione fra Jorginho, Verratti e appunto Barella. Del giocatore del Chelsea, fresco vincitore dell’ultima Europa league, e della linea immaginaria diretta che lo collega al suo illustre predecessore Andrea Pirlo in quella zona di campo, si è già scritto fra il serio e il faceto, sulle pagine di questo blog. Un apporto, quello di Jorginho, capace di andare oltre il legittimo e, per certi versi già passato, concetto di visione di gioco, per spostarsi verso il più fluido modello di velocità di pensiero. Un elemento pensante, lì in mezzo, necessita però di due fidi compagni dotati di abilità differenti, ma conciliabili. Spazio allora alla fantasia di un altro regista come Verratti, proveniente dalla scuola offensivista per eccellenza, quella zemaniana, il cui imprinting risale ai tempi di Pescara. Ecco, in barba a chi ritiene che due registi non possano coabitare, c’è la prova del nove, anzi del tre. E c’è una Nazionale che è ancora imbattuta nel suo percorso di qualificazione, e soprattutto conserva inviolata la propria porta. Certamente Finlandia e Liechtenstein, non hanno rappresentato ostacoli insormontabili dal centrocampo italiano, e la prova ellenica non ha impensierito in maniera pressante gli azzurri, in attesa della sfida contro la Bosnia, tuttavia il volume di gioco prodotto dalla Nazionale passato per i piedi dei tre, è senza dubbio una garanzia. Già, i tre. Perché all’equilibrio di Jorge e all’eleganza di Marco, occorre il ‘quid pluris’ fornito da Nicolò Barella. Un misto di corsa, tiro potente e aggressività negli/degli spazi che chiude il cerchio. L’assist vincente di Andrea Belotti al calciatore del Cagliari, è figlio anche di un inserimento di quest’ultimo. Il raddoppio di Lorenzo Insigne, parte da un recupero e un lancio di Nicolò. E, quando viene persa una palla a centrocampo, i raddoppi di marcatura rendono più agevole il recupero del compagno che ha commesso l’errore, anche in chiave motivazionale. Promosso, dunque, il tridente mediano. Con i due pensatori e l’incursore della manovra. D’altronde, prima che Troia capitolasse, Omero scrisse di Ulisse e Diomede trafugatori del Palladio, la statua che simbolicamente proteggeva la città. Città sopraffatta più avanti attraverso l’inganno del cavallo (o della nave, seconda una recente ricostruzione linguistica). Dante Alighieri collocherà i due rappresentanti della conoscenza e dell’astuzia nell’ottava bolgia dell’ottavo cerchio, quello dei consiglieri fraudolenti. E, se allegoricamente il calcio testimonia un duello sportivo, ai suggerimenti in chiave di assist di Ulisse Jorginho e di Diomede Verratti, occorre la grinta di guerriero pronto all’incursione che leghi il pensiero all’azione. Un combattente come Nicolò Barella.

Giuseppe Malaspina