L’ultimo fantasista argentino in blucerchiato

Immagine dal profilo Instagram di Gonzalo Maroni

«Il tango è un pensiero triste che si balla», ripeteva il regista e compositore Enrique Santos Discépolo Deluchi. In effetti, declinare in movimento uno stato d’animo che vira verso l’ombra è un modo per esorcizzarne la negatività. Immaginare poi, questa zavorra interiore che si libra in volo, aiuta a rendere leggero ogni peso. Potere della musica, e di ogni grande dimensione intima e popolare insieme. Un po’ come il calcio, che può essere giocato in ampi spazi, ma se il verde del campo manca, allora soccorre anche un angusto scenario stradale. E i bambini che giocano a pallone, magari fra i caruggi di Genova, sono come tangueri che liberano la propria energia. Genova e la Samp, il calcio e l’Argentina, patria del tango appunto. Il rapporto fra la squadra blucerchiata e i suoi trequartisti d’oltreoceano nel corso del tempo è come un dolce assaggiato d’estate. Un sapore piacevole che, però, non sempre appaga nel momento ideale. Una scommessa che affascina e, la notizia dell’arrivo alla Sampdoria del trequartista argentino Gonzalo Maroni, riporta alla mente le diverse esperienze in blucerchiato vissute da giocatori di quel ruolo, provenienti dalla terra sudamericana. Segmenti di carriere dall’esito altalenante, dove il talento talvolta è una vela spiegata verso l’orizzonte e talvolta diventa un fardello che imbriglia. Di Juan Sebastián Veron, parlano le qualità tecniche e la duttilità tattica. Due stagioni nella città della lanterna per ‘La Brujita’, con 61 presenze e 7 reti messe a segno per la compagine prima allenata da Sven Goran Eriksson, e poi da César Luis Menotti e più avanti dal traghettatore Vujadin Boškov. Le sue prestazioni da ‘tuttocampista’ ante litteram gli consentiranno di conquistare una medaglia d’argento alle Olimpiadi di Atlanta del 1996, e un altro secondo posto all’edizione 2007 della Coppa America. Senza trascurare uno scudetto, una Supercoppa Uefa, una Coppa Italia e una Supercoppa italiana, fra le fila della Lazio. Meno costellato di successi italiani, il rendimento di Ariel Ortega. La stagione 1998/99 lo vede schierato dietro le punte Vincenzo Montella e Francesco Palmieri. Le premesse per un buon campionato ci sono, eppure i risultati non saranno positivi. E la squadra, allenata da Luciano Spalletti, poi David Platt e infine ancora dal richiamato tecnico di Certaldo, finisce per retrocedere. Per ‘El burrito’, con il suo numero 10 sulle spalle, saranno 8 centri stagionali. La stessa maglia, nel 2012, verrà indossata da Maxi López. Seconda punta dalla costante capacità realizzativa a Catania, a Genova faticherà a trovare il gol, con la propria squadra che guadagnerà la salvezza. Alla fine, saranno 4 le reti per ‘La Gallina de Oro’. Poi, nel 2014, una seconda e fugace parentesi di 11 presenze e un gol. L’anno 2015 segna l’avvio del campionato sampdoriano con due trequartisti argentini in rosa. Joaquín Correa, ‘El Tucu’, che vi resterà giocando come ala sinistra, e segnando 3 gol nell’arco di 31 presenze. E Ricky Álvarez, che si fermerà anche l’anno successivo, collezionando 45 presenze e 4 gol. La stagione blucerchiata in arrivo, dunque, toccherà a Gonzalo Maroni, trequartista classe 1999. Soprannome ‘Maravilla’. C’è anche il suo sigillo nel titolo di bicampeon del Boca Juniors dello scorso anno in Argentina. Un rendimento condito da prestazioni centellinate, ma efficaci nel raccordare i movimenti di centrocampisti e attaccanti. Il cielo sopra Marassi riparte con il soffio del vento di Córdoba. La stessa città che, nella sua estensione, ha dato i natali a Paulo ‘La Joya’ Dybala. Mentre l’estate della tifoseria blucerchiata attende la sua meraviglia.

Giuseppe Malaspina