La giusta distanza dall’area di rigore

Immagine dal profilo Twitter di Fabián Ruiz

Il passaggio dalla squadra di club alla Nazionale, per diversi giocatori, è un’opportunità di misurarsi con un cambio di ruolo. Talvolta, lo spostamento di posizione non è radicale, eppure consente di saggiare alcune caratteristiche tecniche e tattiche che nelle consolidate dinamiche di gruppo della società di appartenenza non trovano le condizioni per emergere. Utile, a questo proposito, è l’osservazione di un centrocampista giovane e talentuoso come Fabián Ruiz. Le due partite dell’Europeo Under 21 che lo hanno visto fra i protagonisti della sua Spagna hanno restituito agli spettatori un repertorio poliedrico e in crescita. Se i tifosi del Napoli hanno imparato a conoscerlo prima come mezz’ala sinistra in luogo di Marek Hamšík nel 4-3-3 di inizio campionato scorso, e poi come esterno sinistro nella struttura del modello 4-4-2 del resto del torneo, la rassegna internazionale ha fornito ulteriori spunti sulla sua presenza in campo. Nel match d’esordio contro gli azzurrini, terminato con una sconfitta iberica per tre reti a una, Fabián Ruiz si è disposto interno destro sulla linea di quattro trequartisti, al fianco del fantasioso madridista Dani Ceballos. Una prestazione a sprazzi convincente, interrotta da un’uscita causa infortunio per una botta alla coscia. Sontuosa, invece, la seconda performance contro i pari età della Polonia. Due traverse e un gol da fuori area per il centrocampista spagnolo, schierato stavolta sulla linea mediana, a destra, in coppia con Roca. Ecco, una costante della sua bravura riguarda proprio l’abilità balistica. Il tiro da fuori è per lui una combinazione di potenza e precisione, sia che venga eseguito di controbalzo che se scocchi dopo un’azione ragionata. Un mancino micidiale quando è messo nella situazione di rendersi pericoloso. Un cecchino che studia il momento di battuta ideale, forse alla ricerca della sua collocazione più opportuna sul tappeto verde. La virtù nel palleggio pare suggerire un’attitudine alla proiezione verso gli inserimenti in avanti, anche se la tendenza a conservare da solista il possesso palla non sempre aiuta il gioco sistemico collettivo. Probabilmente l’età acerba non lo rende ancora un jolly assoluto del centrocampo. A spiccare sono le doti tecniche, accompagnate da un possesso della sfera che, se supportato da un mediano in grado di integrarne la manovra, può incidere nella fase di impostazione. Mezz’ala sinistra al Napoli o destra nella Spagna, mediano destro iberico o esterno sinistro offensivo partenopeo dunque, con licenza di inquadrare la porta da lontano. Il riferimento, pertanto, è il cuore dell’area piccola, monitorata costantemente da un radar interiore. Per comprendere, tuttavia, le coordinate spaziali che agevolino la bordata, occorre analizzare le caratteristiche tattiche dei compagni di reparto chiamati a interagire con lui. Il collettivo che ritorna sempre, perché a valorizzare il lavoro del singolo è un senso di armonia superiore. Come un’orchestra che prepara il terreno sonoro a un suo improvviso squillo di tromba.

Giuseppe Malaspina