B come Brescia, Baggio e Balotelli

Il campione, le radici, la provincia. A dispensare gli ingredienti del trinomio sport-evocativo è l’estate del calciomercato. Eppure, la notizia dell’arrivo fra le rondinelle dell’attaccante Mario Balotelli non è facilmente sintetizzabile da tre sostantivi. Un po’ perché le qualità tecniche e caratteriali di Supermario raccontano di un fuoriclasse in potenza, perennemente alle prese con un meccanismo da ‘Sliding doors’. Poi, perché la sua carriera calcistica, per quanto figlia di una biografia dove la città lombarda rappresenta una tappa determinante, in realtà non è mai partita in tale compagine. E infine, perché alla luce della corposa quantità di giocatori di alto profilo che vi sono transitati, è difficile semplificare la narrazione della squadra del Brescia collocandola soltanto in una dimensione territoriale periferica. Se si getta uno sguardo alla storia del club che gioca le sue partite allo stadio ‘Rigamonti’, dal nome di uno dei protagonisti del formidabile Grande Torino, si nota un elenco relativamente recente che comprende un fantasista come Evaristo Beccalossi, o un centravanti come Alessandro ‘Spillo’ Altobelli. Spazio, poi, nel corso degli anni Novanta all’era del mister Mircea Lucescu e al gruppo rumeno che annovera i centrocampisti Ioan Sabău e Dorinel Mateut, il rapace d’area Florin Raducioiu, e il talentuoso Gheorghe Hagi, soprannominato ‘il Maradona dei Carpazi’. Riavvolgendo in avanti il nastro della memoria, ecco spuntare una nidiata di calciatori dal poliedrico bagaglio tecnico. I due probabilmente più rappresentativi, e curiosamente destinati a imboccare traguardi professionali diversi se si pensa alla loro complementarietà di gioco, rispondono al nome di Andrea Pirlo e di Roberto Baronio, entrambi maturati nel centrocampo reggino. Così come, la linea mediana bresciana è stata calpestata da due registi come l’attuale allenatore Eugenio Corini e Josep Guardiola, tecnico internazionale che non abbisogna di presentazioni. Ma il nome al quale il popolo delle rondinelle è rimasto più legato, con estrema probabilità, è quello di Roberto Baggio. Quattro stagioni per il ‘divin codino’ e, fra le perle rimaste impresse fra i ricordi, un gol che sembra fermare il tempo. Lancio di Pirlo dalla linea di centrocampo, stop in movimento a smorzare la parabola e aggiramento di Edwin van der Sar, all’epoca estremo difensore della Juventus. Il calendario segnava l’aprile del 2001. E la rete siglata, accesa da una fiammata del regista azzurro, ricalca le dinamiche di un videogame, o l’intro di un film su un’impresa sportiva. Come un videogioco sembra lo scenario che accompagna l’approdo a Brescia del centravanti reduce dal campionato francese, fra le fila dell’Olympique Marsiglia. Chissà in che misura potrà adattarsi al modulo che lo scorso anno ha consentito alla squadra bresciana di conquistare la promozione nella massima serie. Eppure, uno degli spunti che il prossimo campionato si porterà con sé, insieme a un livello alto di competitività sull’ipotetica colonna di destra della classifica, è legata proprio al rendimento di Mario Balotelli anche in ambito Nazionale. Istinto e concentrazione, fra gli ulteriori elementi chiave per imboccare la porta giusta.

Giuseppe Malaspina