Una nuova categoria di Pallone d’oro con il nome del ‘Ragno nero’

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Nella settimana in cui il Parlamento europeo approva una risoluzione ‘sull’importanza della memoria europea per il futuro dell’Europa’, dove fra le altre cose si «ricorda che alcuni paesi europei hanno vietato l’uso di simboli sia nazisti che comunisti», il periodico France Football comunica la nascita del Premio Jašin. Un riconoscimento sportivo che, a partire da questa edizione del Pallone d’oro, accompagnerà lo svolgimento dell’evento attraverso una nuova categoria. Una novità che, dunque, intende rispondere alla logica di valorizzare la figura dell’estremo difensore nel calcio moderno. Una figura, appunto, iscritta nell’albo d’oro della manifestazione esclusivamente nel 1963 in virtù delle prestazioni di Lev Jašin. L’iconico portiere sovietico, attivo con la sua Nazionale dal 1954 al 1967, ebbe modo di difendere i pali anche della Dinamo Mosca dal 1949 al 1971. Decenni in cui il calcio sui campi delle repubbliche socialiste sovietiche è associato alla storica casacca con la sigla cirillica CCCP. Ebbene, con l’assegnazione al portiere moscovita del Pallone d’oro agli inizi degli anni Sessanta, il trofeo oltrepassa per la prima volta la cortina di ferro, consentendo di aprire una finestra su un calcio poco conosciuto nella parte occidentale del continente. A livello di titoli, Lev Jašin vanta peraltro cinque campionati russi, tre coppe Urss, un primo posto agli Europei in Francia nel 1960 e un secondo negli Europei in Spagna nel 1964, oltre a un oro alle Olimpiadi di Melbourne del 1956. Eppure, al di là dei successi certificati dalle conquiste di competizioni internazionali, la sua fama è legata a una continuità di rendimento e a un’interpretazione quasi pioniera del ruolo. ‘Ragno nero’ è il soprannome che ruota intorno alla sua abilità di rendere lo specchio della porta una sorta di ragnatela per gli avversari, e all’abitudine di indossare uniformi di colore decisamente scuro. Un passato da giocatore di movimento, integrato dalla conoscenza dei fondamentali dell’hockey, che probabilmente lo aiuta nella lettura delle geometrie di gioco. Di lui si narrano eccellenti doti di respinta sui tiri dal dischetto. Una plasticità aerea supportata da una statura di circa un metro e novanta centimetri, e caratterizzata da una notevole apertura delle braccia. A impreziosire la sua biografia tecnica, anche una leadership della retroguardia e una tendenza a muoversi in quella zona di area che in futuro sarà occupata dal libero. E che oggi l’estremo difensore moderno frequenta in qualità di ‘libero aggiunto’. Come aggiunto è il valore di un portiere scomparso nel 1990, ma di cui nessun compagno di reparto finora è riuscito a eguagliare il curriculum internazionale replicando il suo Pallone d’oro. La curiosità è di vedere quali criteri saranno adottati per scegliere il primo di questo nuovo corso.

Giuseppe Malaspina