Il peso specifico di un trequartista a centrocampo

Che siano in tre, in quattro o in cinque elementi a dividersi il reparto nella sua interezza, coloro che ne occupano le zolle devono possedere caratteristiche complementari. Eppure, fin dall’inizio di questo campionato italiano, una costante ha accompagnato il gioco delle squadre dall’attitudine più offensiva. La figura, cioè, di un centrocampista con il compito pedissequo di disegnare una cerniera fra la linea del reparto di propria pertinenza e quella dell’attacco. Se il gallese Aaron Ramsey sta agendo in questo senso sulla trequarti juventina, permettendo all’allenatore Maurizio Sarri di ampliare il ventaglio di soluzioni tattiche in chiave di ricerca del gol, la vera sorpresa giunge dalle fila della Fiorentina. La compagine viola allenata da mister Vincenzo Montella, partita dietro partita, sta sempre con maggiore frequenza impostando il proprio gioco d’attacco, in virtù delle prestazioni di Gaetano Castrovilli. Una rivelazione, soprattutto per i fanatici del fantacalcio, che pare avere attivato anche l’interesse del commissario tecnico Roberto Mancini, in vista delle future convocazioni in azzurro. Ma, per comprendere al meglio l’incidenza del calciatore nei match disputati finora, occorre fotografare il modo con cui i propri skills sono messi a disposizione del gruppo, a livello tattico. Se osserviamo la formazione tipo della Fiorentina di questa stagione, arricchita dalla cristallina presenza in avanti dell’esperto Franck Ribéry, non possiamo non cogliere l’esigenza di un equilibrio di fondo che deve governare la cabina di regia. Spazio dunque a una porzione di campo mediana che, sottratta dalle fasce alle sue estremità, all’interno necessita dell’apporto di tre giocatori. Se a destra lo spagnolo Pol Lirola e a sinistra il brasiliano Dalbert garantiscono quindi recupero in corsa e spinta propulsiva, occorre che i tre rimanenti in mezzo del modulo 3-5-2 siano parimenti abili a chiudere e riattivare con massima celerità canali di ripartenze del gioco. Una fluidità che, la visione del regista croato Milan Badelj e la continuità del portatore d’acqua cileno Erick Pulgar, va a integrarsi con il bagaglio tecnico dell’ex Bari e Cremonese. Un ruolo, quello di Castrovilli, molto dinamico, che in taluni non hanno esitato a paragonare a quello di Marco Verratti. Un confronto che trova il suo fondamento senza dubbio nel talento di base e nel palleggio, con la variabile tuttavia che in Nazionale il centrocampista del Paris Saint Germain agisce prevalentemente come interno sinistro di un 4-3-3. A Firenze, invece, la posizione di Castrovilli è incasellata in un’armonia che si sta consolidando attraverso una linea di centrocampo molto mobile, ma con l’implementazione dei difensori esterni. Utile, soprattutto, a spostare in avanti il baricentro del gioco. A questo proposito, balena un altro, per certi versi azzardato, raffronto con Donny van de Beek. Anche in questo caso, tuttavia, la similitudine fra i due playmaker offensivi va tarata al netto del modulo, se si considera la tendenza del mister olandese Erik ten Hag a partire con una sorta di 4-2-3-1. Inclinare il piano di quel tanto che basta in avanti, rappresenta un piccolo tassello nella costruzione di un gioco meno conservatore, pur nella consapevolezza che gli equilibri si ottengono con compiti necessariamente collettivi. A questo proposito, il lavoro degli esterni e il contributo di chi si trova ad agire in lungo e in largo sulla mediana assumono una evidente rilevanza. Interessante, allora, immaginare un centrocampo della Nazionale del domani, che tenga conto di elementi come Gaetano Castrovilli e del crescente talento del Brescia Sandro Tonali. Per quest’ultimo, parla da solo il gol costruito e finalizzato contro il Napoli nell’ultima sfida fra le due squadre in campionato, del quale poco importa l’annullamento ai fini dei movimenti tattici corali. Se manterranno questi standard di rendimento, il loro coinvolgimento nell’affidamento delle chiavi di quella porzione di rettangolo verde sarà molto probabile nei prossimi anni. Un altro giro nel lucchetto di quel catenaccio che, piano piano, si sta allontanando dalla visione di gioco degli allenatori della modernità.

Giuseppe Malaspina