Le rapide e convergenti corsie del talento

Nel secondo giorno di luglio del 2002, Steve Fossett realizza un primato. È il primo uomo a compiere il giro del mondo in mongolfiera. Quello dell’aviatore statunitense, scomparso legalmente nel 2007, non è però l’unico record portato a compimento. Eppure, una circumnavigazione della Terra dall’alto e senza scalo in tredici giorni, rappresenta uno dei più concreti esempi di elogio della lentezza nei tempi moderni. Un’impresa che arriva quasi a richiamare l’avventura del personaggio Phileas Fogg nel romanzo di Jules Verne, ‘Il giro del mondo in 80 giorni’. Ma questa giornata estiva degli anni Duemila verrà ricordata anche per la nascita del calciatore Sebastiano Esposito. Una data vicina nel tempo, il 2 luglio 2002, che aiuta a comprendere quanto l’attaccante nerazzurro possieda la velocità di emergere. Non ancora maggiorenne, il talento di Castellammare di Stabia è talmente rapido in campo da destreggiarsi con efficacia su ogni porzione della trequarti. E da sfuggire così a tutte le etichette che possono semplificarne il ruolo in una specifica casella tattica. Cresciuto nel vivaio del Brescia dopo essere stato notato dall’osservatore Roberto Clerici, nel 2014 passa all’Inter con il fratello Salvatore, oggi in forza al centrocampo del Chievo Verona. In famiglia si respira aria di calcio, per via del padre che ha giocato e anche allenato la Juve Stabia. Poi ci sono i colori giallorossi della Roma ad accendere l’entusiasmo del giovane Sebastiano. Tuttavia, saranno quelli nerazzurri a fare da sfondo ai suoi primi passi e alle corrispondenti prodezze. Prima il Brescia, con la sua dimensione a misura d’uomo, e di promesse che calcano i suoi campi da calcio. E poi c’è il presente, che racconta di una serie sorprendente di esordi. Da quello in Europa League nel marzo scorso, sostituendo Borja Valero contro l’Eintracht Francoforte. Poi, il 23 ottobre in Champions League, subentrando a Romelu Lukaku nel match contro il Borussia Dortmund. Un’occasione per procurarsi il rigore fallito da Lautaro Martínez. Infine, sabato scorso, in campionato contro il Parma, rilevando proprio Lautaro. In mezzo, c’è posto per dodici presenze e otto gol nell’Italia Under 16, per undici presenze e nove reti con l’Under 17, condite con la medaglia d’argento agli Europei 2019. Fino all’attuale militanza nell’Under 18. Un trampolino lanciato inevitabilmente verso i successivi gradini delle Nazionali Under 21 e maggiore. Soprattutto, alla luce della recente politica a favore dei giovani talenti, attuata dal commissario tecnico Roberto Mancini. Se è vero, infatti, che fra le sue soluzioni offensive esiste un ventaglio dinamico di scelte, allora il punto che potrà far valere Sebastiano Esposito è la sua versatilità. Impiegato come punta centrale, è in grado di calciare con ambo i piedi, senza disdegnare nemmeno il gioco aereo, forte di una statura di un metro e ottantasei centimetri. In qualità di seconda punta, o di vecchio ‘undici’ per intenderci, è efficace nell’aggressione degli spazi, oltre a sfornare improvvisi assist, magari di esterno piede, a favore di compagni pronti a inserirsi in area. A completare il suo già nutrito repertorio, una sorta di visione di gioco offensivo molto ‘fluida’, permeabile cioè al modificarsi delle dinamiche d’attacco. Quella velocità di pensiero applicata al cuore della trequarti, quando non puoi permetterti un istante di pausa in più per ragionare, se vuoi tradurre in pratica un teorico schema offensivo. Ecco, in un giorno dell’elogio della lentezza, è nato un potenziale esponente dell’apologia della velocità, nei pressi dell’area di rigore.

Giuseppe Malaspina