Le metafore in musica dei cantautori romanisti

Ci provarono prima con ‘Roma Roma’ e poi con ‘Grazie Roma’. Eppure, il carico emotivo dei due brani di Antonello Venditti, non riuscirono a convincere il ragioniere milanese Carlo Verdone a lasciarsi andare e a intonare un inno giallorosso. All’interno dell’abitacolo di quell’auto, i due ultras Romolo e Remo, efficacemente interpretati da Angelo Bernabucci e Maurizio Mattioli nel film ‘Fratelli d’Italia’, fecero desistere dal proposito il refrattario personaggio impersonato da Massimo Boldi, persuadendolo soltanto a eseguire un’aspirata versione di ‘Roma nun fa’la stupida stasera’, colonna sonora della commedia musicale ‘Rugantino, fra le lacrime. Un pianto d’amore secondo loro, uno sfogo di disperazione per lui. Frammenti comici di un drammatico viaggio di un supporter milanista, costretto dalle circostanze a fingersi di fede capitolina. I ricordi di una deliziosa e coatta commedia di fine anni Ottanta, sono il pretesto per raccontare di quanto sia saldo il legame, nella cultura popolare, fra musica e fede calcistica. Tralasciando gli innumerevoli brani dedicati al calcio nella sua generalità e astrattezza, è notevole la produzione di canzoni che si soffermano sulla passione legata alla maglia giallorossa. Un mix probabilmente derivante dalla nutrita rappresentanza di tifosi giallorossi e dalla conquista di tre scudetti. Un numero ridotto di sbocchi, per un substrato immenso di passione che si agita in profondità, è un punto di convergenza che non può non essere mediato dalla musica. Le note, forse, sono solo il vestito di una coralità sotterranea che non vede l’ora di essere riattivata. Nel sottofondo del flusso dell’acqua della doccia, oppure in un momento collettivo sugli spalti di uno stadio, l’inno calcistico ha il peso confortevole di una ninna nanna. E se deborda in un ritornello fragoroso, significa che è arrivato il tempo del risveglio, di godere della bellezza di qualcosa. Per esempio, l’estate che arriva con le sonorità del cantautore brasiliano Jorge Ben, intento a cantare le gesta di ‘Falcão, negli anni Ottanta del secondo tricolore. Ma anche gli autunni e gli inverni che accompagnano il tempo di quella maglia, che ‘Mai sola mai’ sarà per il cantautore e attore romano Marco Conidi. Nei suoi versi, ‘Ricordo che quand’ero ragazzino, sognavo di essere Agostino e dare un calcio alle paure’, c’è posto pure per un riferimento all’indimenticato Di Bartolomei. Spazio allora alla primavera, in senso più figurato che letterale, ne ‘La leva calcistica della classe ‘68’, del cantautore romano Francesco De Gregori, e se prima c’è il ‘Sole sul tetto dei palazzi in costruzione’, d’un tratto ‘poi magari piove’. La ‘paura di tirare un calcio di rigore’, tuttavia, non è niente, rispetto a un’altra. Quello spavento che in un certo senso avvolge tutti noi, al momento in cui realizziamo che siamo diventati grandi. ‘Cose che capitano, capitano’, chiosa con puntualità Daniele Silvestri. Così abile a mettere l’accento su una situazione, spostandolo su una parola che conserva intatte le sue stesse lettere. ‘La vita splendida del capitano’, il titolo di una canzone scritta per il congedo di Francesco Totti. Lo sottolineano le immagini su uno schermo dietro le spalle del cantautore romano, e romanista come gli amici e colleghi Niccolò Fabi e Max Gazzè, nella seconda tappa capitolina del suo ultimo tour. Una canzone che prende in prestito la storia del numero dieci giallorosso, ma potrebbe calzare per molte altre occasioni in cui ci si trova, fuor di metafora, ad appendere gli scarpini al chiodo. Un momento così individuale, e al contempo così tanto corale.

Giuseppe Malaspina