L’ultimo protagonista di una clamorosa partita al Cibali

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Il bello apparente della modernità è parente stretto di un suo brutto risvolto. Aggiungere troppi dati alla realtà, infatti, sottrae al campo dell’immaginazione. E quando l’immaginario è legato a un campo di calcio, ecco emergere storie che sembrano sbucate da un’altra epoca. A offrire lo spunto è una notizia di cronaca dei giorni scorsi. La scomparsa dell’ex calciatore argentino Salvador Calvanese, all’età di ottantacinque anni nella sua città di Buenos Aires, riapre una finestra su una delle più antiche leggende metropolitane legate al pallone. Il bomber che in Italia vestì anche la casacca del Catania negli anni Sessanta, fu uno dei protagonisti di una partita destinata a imprimersi nella memoria collettiva. Il 4 giugno del 1961, lo stadio della compagine etnea ospitava il match fra i padroni di casa e l’Inter allenata da Helenio Herrera. Il match era valevole per l’ultima giornata di campionato, ma i nerazzurri, staccati di un paio di lunghezze dalla Juventus prima in classifica, avrebbero affrontato proprio i bianconeri in una ripetizione del match precedentemente disputato contro di loro. Lo scudetto pertanto era ancora in bilico, tuttavia occorreva che l’Inter sconfiggesse il Catania al Cibali. Sebbene la squadra casalinga fosse reduce da una sorprendente salvezza, il ‘Mago’ della panchina nerazzurra optò per un assalto frontale al terreno della diplomazia, definendo gli avversari siciliani battuti all’andata per 5 a 0, in virtù di quattro autogol, «una squadra di postelegrafonici». Figura lavorativa del secolo scorso, peraltro preziosa nella fase di intercettare, in senso lato, i messaggi. In ogni modo, quella metafora non proprio appropriata servì a motivare la squadra rossazzurra a tal punto da compiere una prestazione, decisamente al di sopra delle aspettative. L’ala Mario Castellazzi, scomparso nello scorso anno, mise a segno uno strepitoso tiro al volo nel primo tempo, dopo un pregevole stop di petto, scaraventando la sfera all’incrocio dei pali dalla fascia destra. L’attacco catanese portò i suoi frutti anche nella ripresa, grazie appunto alla punta Calvanese che, in seguito a un contrasto di gioco, trovò il tempo di recuperare palla e centrare la porta. Una sconfitta per la compagine meneghina che, sommata al pareggio juventino contro il Bari, sancì la matematica conquista dello scudetto ad opera dei bianconeri. Eppure, il match appena menzionato si è immortalato nella memoria collettiva per una frase che lo racconta meglio di tutti. ‘Clamoroso al Cibali!’, il testo di un’espressione che sintetizza in maniera immediata la circostanza in cui un pronostico viene ribaltato. Per decenni è stata attribuita alla voce di Sandro Ciotti, radiocronista di ‘Tutto il calcio minuto per minuto’, scomparso nel 2003. Eppure, non esistono registrazioni radiofoniche a conferma dell’effettiva pronuncia. D’altronde, la poesia stessa della radio consente incursioni infinite nel territorio immaginifico. E quand’anche l’arte cinematografica percorra piacevolmente la strada della finzione narrativa sul tema delle vittorie insperate, a cominciare il gioco è probabilmente quella scatola magica. Che ancora oggi, al netto di linguaggi che tendono verso un conformismo di fondo, ha la forza di accendere il motore della fantasia di chi ascolta.

Giuseppe Malaspina