Quando Bertolucci e Pasolini si sfidarono sotto il cielo di Parma

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Ci sono albe che rischiarano quel che resta della notte, senza riuscire a eliminare i residui del buio. Come una tetra domenica di inizio novembre di oltre quarant’anni fa, per esempio, dietro un campetto di calcio dell’Idroscalo di Ostia. La luce che restituisce le spoglie di Pier Paolo Pasolini è l’ultima testimone della sua dolorosa parabola terrena. E, poi, ci sono mattine che sembrano un inno alla gioia di vivere. Quelle che irrorano di energia angoli apparentemente meno importanti che ciascuno concede alla propria esistenza. Curve essenziali all’omogenea linearità di un lavoro, di uno studio, di un progetto. Occasioni di riconciliazione con se stessi prima ancora che con gli altri, finestre che si aprono all’ossigeno di una dimensione nuova seppur temporanea, o semplicemente abitudini da coltivare per imparare a essere più allegri. Non so in quale fra le infinite variante si collochi quella domenica mattina del 16 marzo del 1975, giorno del trentaquattresimo compleanno del cineasta Bernardo Bertolucci, al campo di calcio della Cittadella di Parma. Il teatro di una sfida a pallone fra le maestranze di due set di cinema che, al contempo, pone davanti due diverse prospettive sulla realtà. Da una parte il cast di ‘Salò o le 120 giornate di Sodoma’, dall’altra i colleghi della pellicola ‘Novecento’. Ma soprattutto il confronto che spicca da questa insolita quanto interessante partita è fra i due registi Pasolini e Bertolucci. Un rapporto fra allievo e maestro complesso il loro, che affonda le sue radici nel periodo dell’amicizia fra Pier Paolo e Attilio, papà di Bernardo, e che attraversa un momento delicato. Ebbene, di quel match fra i componenti di due formazioni alle prese con le riprese dei rispettivi film, esistono tracce nelle cronache locali del tempo. Un libro dell’autore Alberto Garlini, dal titolo ‘Fútbol bailado’, pescando fra le fonti si sofferma su quell’episodio e sulle atmosfere che il contesto storico del nostro paese evoca. Quindi, arrivano lo sceneggiatore Alessandro Di Nuzzo e il regista Alessandro Scillitani a dar vita a un docufilm che catapulta alcuni protagonisti di quella partita ai giorni nostri. Attraverso un meticoloso sforzo di ricostruzione, recuperano materiale video dell’epoca e, al montaggio degli spezzoni filmati della sfida, aggiungono interviste recenti a coloro che vi presero parte. ‘Centoventi contro Novecento’ è la sintesi di una narrazione che gioca con un titolo numerico, per raccontare l’importanza di una passione. Dal gioco del calcio, che addirittura sembra possedere la capacità di distendere i tratti corrugati del volto di Pasolini, il passo all’esplorazione della contemporaneità pare quasi il prolungamento di una metafora. Spazio allora agli interventi di Ugo De Rossi, montatore di ‘Salò’, o di Decio Trani, microfonista di ‘Novecento’. Le loro parole offrono a chi ascolta la tensione che precede e che accompagna la gara. Una gara che, che da ulteriori testimonianze, sembra mettere di fronte due visioni antitetiche del secolo scorso. L’utopia di ‘Novecento’ contro la distopia di ‘Salò’. Poi, c’è la materialità di una partita che non rifugge dalle sue contingenze. E che contrappone a livello cromatico i rossoblù dei ‘Centoventi’, omaggio pasoliniano ai colori del suo Bologna, alla psichedelia viola con scritta gialla ‘Novecento’ in diagonale e calzettoni multicolore dei loro avversari, con addosso una divisa realizzata per l’occasione dalla costumista Gitte Magrini. Pasolini sarà sul terreno di gioco fino a quando un infortunio lo costringerà a farsi sostituire. Bertolucci, invece, farò da motivatore ai suoi ragazzi fuori dal campo. L’asettica cronaca del tabellino riferirà il risultato di 5 a 2 per i ‘Novecento’ che, sotto di un paio di reti, porteranno a termine una sonora e vincente rimonta. La suggestione filmica del ricordo dei testimoni, tuttavia, colorerà il quadro con aneddoti legati a due rigori generosamente fischiati, e a un paio di giocatori delle giovanili del Parma, reclutati nella circostanza, per sbilanciare la partita a favore dei vincitori. Tuttavia, malgrado il disappunto degli sconfitti, infuriati per l’esito inaspettato, l’epilogo di quella domenica mattina sarà una situazione di festa e convivialità, con la condivisione di una torta di compleanno. D’altronde, quello con la ‘partitella’ è un appuntamento ricorrente fra gli impegni di Pasolini. Un diminutivo-vezzeggiativo dall’innato potere riconciliante. Come tutte le cose che ritornano ciclicamente. Come un pallone che rotola su un campetto di periferia. Come l’alba che ogni mattina riveste di luce miserie e grandezze umane.

Giuseppe Malaspina