Mezzo secolo dopo l’uscita de ‘Il presidente del Borgorosso Football Club’

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Nel filone cinematografico che racconta la presa sociale del calcio nella provincia italiana, c’è una pellicola che nell’arco di questo 2020 compie cinquant’anni. Un film girato nel 1970, diretto da Luigi Filippo D’Amico, e interpretato da Alberto Sordi. La Romagna fa da sfondo alle vicende de ‘Il presidente del Borgorosso Football Club’, e l’omonima località immaginaria che presta il titolo alla produzione ospita le dinamiche che ruotano intorno alla gestione di una squadra di calcio. Agli albori della narrazione a carattere sportivo, il calcio finisce per esercitare una sorta di contraltare adrenalinico nel protagonista, la cui occupazione si traduce invece in un routinario impiego in Vaticano. Dalla scomparsa del padre, i cui rapporti erano caratterizzati da distacco, eredita appunto la presidenza della squadra romagnola. Eppure, nonostante l’iniziale reticenza ad accettare e la smania di liberarsi del fardello, a prevalere è l’attrazione di cimentarsi nell’impresa. Un pretesto per vedere all’opera il vasto e variopinto repertorio macchiettistico dei personaggi di Sordi, in un contesto dove la passione per il calcio è tanto verace quanto rudimentale. Memorabile è un discorso presidenziale di incitamento a mezzobusto, dalle inconfondibili venature mussoliniane, pronunciato dall’attore romano, il cui personaggio si chiama Benito. Calciatori di dubbie qualità, decisioni arbitrali opinabili, tifosi dalla spiccata attitudine a contestare e allenamenti in scenari bucolici, accompagnati dai canti dei galli, colorano un affresco di commedia che mantiene una sua linearità, pur zigzagando ma senza cadere nel surreale. Come curvilinea quanto antica è la tradizione di quei presidenti calcistici nostrani, la cui frenesia di conquistare qualcosa spesso mina le fondamenta di ogni progetto razionale. Non ci sono le gag surreali fra mister Canà e il presidente Borlotti nella sessione di calciomercato, anche perché la comicità presente in quel caso risponde a una scelta di volare basso ma senza mai precipitare. L’humour che emerge nel film di D’Amico si colloca in mezzo a una pluralità di rapporti. Quelli di forza fra proprietari e operai, quelli fra uomini e donne che risentono dell’epoca anche attraverso il linguaggio. E infine il rapporto fra madre e figlio, che nella gestione del Borgorosso Football Club vive una sorta di riscatto ed emancipazione tardiva dell’uno sull’altra. Ecco, nel periodo storico odierno, dove le figure di quel genere di presidenti, insieme a quel loro pathos e a quella provincia, sono ormai andate scomparse se non altro per ragioni anagrafiche, recuperare la visione di un film di mezzo secolo fa aiuta a restituire tanto di un sincero spaccato d’Italia.

Giuseppe Malaspina