L’evoluzione offensiva della banda di Gasp

La mia insegnante di matematica, al liceo, sosteneva che la sua era una materia essenzialmente democratica. Non ti aggiunge e non ti toglie qualcosa che non ti spetta, era un po’ il messaggio che intendeva veicolare. Una sorta di implicita e peculiare caratteristica di quella disciplina, che i conti non possano non tornare. Ecco, soffermandomi sull’aspetto ‘geometrico’ di una squadra di calcio, provo a misurare la conseguenza della precedente considerazione con le dinamiche moderne che ne governano la fase di attacco. Il modello più interessante che balza agli occhi, non fosse altro che per l’estetica di gioco e la continuità espressa nelle ultime stagioni, è l’Atalanta di mister Gian Piero Gasperini. Fedele da tempo a una difesa a tre e a un centrocampo a quattro uomini, con circolazione della palla attraverso un gioco rapido e sistemico, ha modificato nell’ultimo anno la distribuzione degli spazi in zona offensiva. Se fino al campionato 2018/19 il centravanti di ruolo Duván Zapata era coadiuvato sulla trequarti da due fantasisti come Josip Iličić e Alejandro Gómez, oggi il tridente è sempre più aggressivo ma si presenta rovesciato. I due trequartisti, cioè, sono avanzati sulla prima linea, mentre a raccordarne il lavoro con il centrocampo c’è Mario Pašalić. L’elemento degno di nota, pertanto, è che a coabitare sul fronte di attacco sono due pedine che attaccanti puri non sono mai stati. Ecco, se la novità più rilevante degli ultimi anni è stata la scoperta in rosa da parte degli allenatori del ‘falso nueve’ da sfoderare principalmente in partite d’emergenza, sena trascurare l’emblematico caso di Dries Mertens a Napoli nella gestione Sarri, qui c’è un quid pluris di rivoluzionario dal punto di vista tattico. Invertire l’area di manovra di due trequartisti particolarmente tecnici rappresenta una delle ultime più felici intuizioni di Gasp, che finisce per pescare dal cilindro di una compagine ipercompetitiva un paio di nuovi assi dalla manica. Probabilmente, le prestazioni del croato Pašalić hanno contribuito a convincere il mister che l’eventualità del 3-4-1-2 fosse maggiormente convincente rispetto all’impiego di due mezze punte alle spalle di un attaccante di ruolo. Eppure, la circolazione della palla, soprattutto in fase di finalizzazione, ha dato nuovamente ragione al tecnico della Dea. Quello che balza agli occhi, anche in virtù della recente partita di Champion league contro il Valencia, è che se riesci a imprimere un gioco sistemico nei tuoi interpreti, puoi permetterti perfino di cambiare le carte in tavola e arricchire gli skills di due dei tuoi elementi più creativi. Non è dato sapere quanto lo schema attualmente in uso nella squadra nerazzurra sia destinato a perdurare, ma l’impressione è che la forza di quel collettivo sarà il vero traino per ogni futuro cambiamento. Sotto questo profilo, i numeri della compagine atalantina continuano straordinariamente a tornare.

Giuseppe Malaspina