In assenza del barbiere, un cosmo di sport e dintorni

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Sebbene davanti allo specchio restino in silenzio, i capelli raccontano tanto delle nostre quarantene. Raccolti, sciolti, viranti verso il punk o comunque in autogestione, sono eloquenti testimoni dell’approccio più soggettivo alla cura di sé nell’isolamento. Più si dilata la loro consistenza, più si accorcia la distanza fra il pensiero e le sale da barbiere. Un posto che rappresenta un altro dei luoghi della quotidianità, ancora in temporanea sospensione. E che l’immaginario cinematografico ha collocato più volte in diverse pellicole. Dal neorealismo al poliziesco, fino alla commedia con declinazione sportiva. Celebre, a questo proposito, è lo spezzone tratto da ‘Lo chiamavano Bulldozer’ fra Bud Spencer e l’ex pugile Piero Del Papa, nelle vesti del barbiere. All’interrogativo canonico «Barba o capelli?», il protagonista risponde laconicamente «Osvaldo», orientando una fugace luce narrativa su quel sottobosco tanto caro al cinema di genere. Eppure, in una molteplicità di casi, andare dal barbiere significa entrare in un microcosmo dove la conversazione calcistica è il codice d’accesso. D’altronde, se il calcio è uno sport di contatto, lo scenario entro il quale discuterne non può prescindere da una comunicazione in contiguità di spazi. Per quanto mi riguarda, la colonna sonora del calcio prodotta da forbici, rasoi elettrici, phon e acqua che discende negli scarichi dei lavandini, mi riporta agli anni dell’adolescenza. E al barbiere dove andavo a tagliare i capelli, ai tempi di scuola. Si parlava di Reggina e di Nazionale, di campionato e di coppe europee. Per lasciarsi contagiare dall’adrenalina di un clima pre-partita, bastava recarsi nel suo negozio il sabato o il mercoledì. Se i singoli club erano spesso motivo di contesa dialettica, non era raro che l’atmosfera si ricomponesse attraverso il colore azzurro. O anche azzurrino. La Nazionale, in tutte le sue rose, infatti manteneva un potere aggregante. Ma i match dei migliori atleti più giovani che ambivano al salto di qualità, stimolavano interventi sempre più costruttivi. Dal barbiere, il calcio era e rimane un argomento fra i più gettonati. Un collante sociale in grado di far dialogare diverse classi sociali. Dagli avvocati del vicino tribunale agli studenti alle prese con lezioni ed esami, senza tralasciare gli altri lavoratori e i disoccupati. L’Under 21 inoltre esercitava un fascino particolare nella piccola provincia di un Paese, dove tutti si sentono potenziali commissari tecnici. Fiutare poi il bomber del domani, i nuovi Baresi e Maldini della difesa italiana, il metronomo del centrocampo che verrà, in un certo senso elettrizzava di più che commentare le qualità tecniche dei giocatori del presente. Ricordo che il mio barbiere, a tutti gli attaccanti di quegli anni, preferiva Pierluigi Casiraghi. Un centravanti di oltre un metro e ottanta, proveniente da Monza, che la Juventus acquistò nel 1989. Lo vedevo svettare nelle aree avversarie, provando a immaginare il futuro della sua carriera nella Nazionale maggiore. Biondo, atletico e sportivamente sfortunato, Gigi Casiraghi. Capelli lunghi, tenuti accorciati sui lati come le acconciature fotografate nei negozi dei parrucchieri. Agli Europei under 21 del 1990 si fermò in semifinale contro i pari età della Jugoslavia, di fronte all’estro di Davor Šuker e Zvonimir Boban. Quattro anni dopo, a Pasadena, negli Stati Uniti, perderà la finalissima dei Mondiali contro il Brasile, seppur guardando la partita dalla panchina, insieme ad Arrigo Sacchi. Chiuderà per sempre con il calcio giocato, a causa di un grave infortunio al ginocchio nel 1998, rimediato nel campo inglese del West Ham, con addosso ancora una maglia azzurra, quella del Chelsea. E sulla panchina dell’Under 21, questa volta da allenatore, perderà lo spareggio con la Bielorussia per l’accesso alla fase finale degli Europei nel 2011. Chissà se questo attaccante alto, operoso, ma bersagliato dalla sorte avversa, sarà ancora in mezzo alle chiacchierate da barbiere, quando le sale riapriranno. Se da quelle parti, dove fino a poche settimane fa il tempo si dilatava sotto il suono dei phon, ci sarà ancora il tempo per commentare le scelte del prossimo mister della prossima Under 21.

Giuseppe Malaspina