Chiedi chi era Paul ‘Gazza’ Gascoigne

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Il suono del suo cognome evoca atmosfere francesi, ma la città di provenienza di Paul John Gascoigne detto ‘Gazza’ si trova al di là del Canale della Manica. Provare a unire tutti i puntini di un’esistenza costellata di talento e autodistruzione non è un’esperienza facile. Un po’ come inseguire i mulinelli d’acqua di un fiume che scorre velocissimo senza riuscire a trovare una quiete, la vita del calciatore inglese, cresciuto nelle giovanili del Newcastle agli inizi degli anni Ottanta, i ‘Magpies’ o ‘gazze’, è un susseguirsi di rimbalzi frenetici fra genio e sregolatezza. Un flusso continuo di impennate e discese in picchiata, dove in maniera sempre più progressiva l’alcol finisce per essere il filo conduttore. Il fiume Tyne accarezza la sponda meridionale della città di Gateshead, il primo luogo d’infanzia che s’imprime nei ricordi di un ragazzino, secondo di quattro figli, e a cui i genitori danno i nomi dei due più iconici componenti dei Beatles. La storia di Paul John comincia il 27 gennaio del 1967, e suscita un certo effetto immaginare oggi Gascoigne cinquantatreenne da appena un giorno, alle prese con una dimensione che zigzaga incessantemente sull’età adulta. Eppure, la parabola sportiva dell’ex centrocampista ci restituisce una carriera che, se avesse imboccato ingressi diversi nelle porte girevoli in cui si è imbattuta, forse sarebbe stata più pregna di gratificazioni. E magari avrebbe contribuito a rendere salvifico anche il terreno fuori dal campo. Ma, rileggendo i tratti salienti della sua biografia, ci si rede conto che l’unica soddisfazione a cui aspirava Paul è semplicemente giocare al pallone. Se ne accorge Jack Charlton, fratello dello storico Bobby e manager del Newcastle, con cui vince una FA Youth Cup, mettendo a segno peraltro una doppietta in finale. Se ne accorge lo staff del Tottenham Hotspur, dove vince una Coppa d’Inghilterra, e trova un’intesa offensiva con l’attaccante Gary Lineker, compagno anche in Nazionale. E se ne accorge il pubblico albionico che, soprattutto nel corso di Italia ’90, ha occasione di apprezzarne le giocate cristalline. Il suo ruolo di regista di centrocampo è un mix di grinta muscolare e repentine soluzioni affidate all’intuito. «Che cos’è il genio? È fantasia, intuizione, decisione e velocità d’esecuzione», recita un noto aforisma del film ‘Amici miei’. E gli scherzi, in effetti, non mancheranno ad accompagnare la vita sportiva di Paul nelle varie squadre per le quali indosserà la casacca. Anche nella Lazio, dove trascorrerà il triennio dal 1992 al 1995, una volta archiviate in semifinale ai rigori le notti magiche del Mondiale italiano, la predisposizione joking sarà una costante. Un approccio alle cose che comunque non gli farà lesinare apprezzamenti fra i tifosi, considerando i sei gol in quarantasei presenze totali. Uno score non irresistibile in quanto a risultati, ma brillante negli sprazzi di gioco, senza trascurare la rete del pareggio nel debutto nel derby contro la Roma. Infortuni, irruenza e discontinuità remano contro un carattere già fragile, e la linea della sua carriera vira verso il basso, pur conservando in dote un bagaglio tecnico fuori dal comune. In Nazionale, c’è la grande occasione negli Europei in casa nel 1996, ma la corsa dei Leoni, caratterizzata peraltro da un suo gol contro la Scozia, si ferma ancora in semifinale. Ancora una volta contro gli eterni rivali della Germania. Dai Rangers Glasgow al Middlesbrough, poi all’Everton, al Burnley, fino alla Cina e all’ultima tappa Boston United. C’è il posto per una mancata convocazione ai Mondiali del 1998, probabilmente mai smaltita definitivamente. Il resto è un resoconto di articoli di cronaca che fotografano una situazione dove i disturbi personali sembrano prevalere sul timone di un’esistenza. A volte, torna in mente un’azione dei tempi supplementari della semifinale contro la Germania nel 1996. Il pallone servito da Alan Shearer in area a portiere battuto, e ‘Gazza’ che manca il tap-in per un soffio. All’epoca vigeva la regola del golden goal. Ma, la storia di questo funambolo appartenente all’esercito dei calciatori irregolari, è fatta più di incontri saltati che riusciti. E la velocità con cui si arriva agli appuntamenti con la sorte, talvolta, determina la differenza fra una carezza e uno schiaffo. Nel frattempo, le acque del fiume Tyne continuano ad accarezzare la riva di Gateshead.

Giuseppe Malaspina