La generazione dei ‘Leoni indomabili’

Immagine da Youtube

C’è un’istantanea che sintetizza il senso di delusione di una comunità sportiva, il cui sogno si è fermato una sera di trent’anni fa. Fotografa i calciatori del Camerun che, dopo il triplice fischio del quarto di finale perso rocambolescamente contro l’Inghilterra, siedono stremati sul terreno di gioco del ‘San Paolo’ di Napoli, con nel volto l’amarezza di avere mancato per un soffio un traguardo storico. In ognuno di loro l’espressione ricorrente richiama i sentieri di ‘ciò che poteva essere’, dagli sguardi sotto le treccine dei centrocampisti Jean-Claude Pagal e Cyrille Makanaky, a tutti gli altri con i capelli più corti. Quel record, come piazzamento di squadra fra le Nazionali africane, non è ancora stato superato. A eguagliarlo, soltanto il Senegal nel 2002 e il Ghana nel 2010. Fra gli eroi sportivi di quella piccola grande impresa, c’era anche Eugène Ekéké, peraltro autore della rete illusoria del 2 a 1, su assist pregevole di Roger Milla. Il suo sessantesimo compleanno, lo scorso sabato 30 maggio, fornisce il pretesto per raccontare di quella generazione d’oro, che rese famoso in tutto il mondo l’appellativo di ‘Leoni indomabili’. Mai domo è il longevo attaccante Milla, il più iconico rappresentante della sua Nazionale, presente anche nella prima edizione di un Mondiale disputato dalla sua squadra, in Spagna nel 1982. E capace di mettere a segno nel 1994, all’età di 42 anni, il gol del calciatore anagraficamente più anziano della Coppa del mondo. Il suo gol al portiere René Higuita sublima quel duello infinito fra le due prospettive di chi sceglie di osare, oltre a finire nel video pubblicitario di una nota bibita. Eppure, dietro il talento nella finalizzazione e nella rifinitura (andate a rivedere l’assist per Ekéké) di Roger, c’è un gruppo che gradualmente è riuscito a costruire una sua identità. Un percorso, la cui brillantezza è emersa probabilmente a sprazzi, ma trascinato da un entusiasmo e da una crescente fiducia nei propri mezzi che davvero avrebbe potuto portare lontano. In panchina siede il commissario tecnico russo Valerij Nepomnjaščij, che raccoglie l’eredità dal collega francese Claude Le Roy, destinato a portare il Camerun in finale nel 1986 contro l’Egitto nel 1986 e ad allenarlo nella seconda vittoria in Coppa d’Africa due anni più tardi, contro la Nigeria. La prima vittoria in finale, sempre contro la Nazionale nigeriana, risale al 1984, con in panchina il serbo Radivoje Ognjanović. Del gruppo del 1988, fanno parte i portieri Joseph-Antoine Bell e Jacques Celestine Songo’o. Titolare fra i pali, nel 1990, sarà invece Thomas N’Kono, la cui agilità ispirerà peraltro un giovanissimo Gianluigi Buffon. Il futuro portiere della Nazionale italiana darà proprio come secondo nome a suo figlio, quello di Thomas. In difesa, del gruppo 1988, vengono selezionati per il Mondiale elementi come Bertin Ebwellé, Emmanuel Kundé, autore del rigore del pareggio contro l’Inghilterra, Victor Ndip, Benjamin Massing e Stephen Tataw. Sulla mediana, spiccano Emil Mbouh, Ekéké, Makanaky e André Kana-Biyik. Quest’ultimo, utilizzabile anche nella retroguardia, gioca in Nazionale con il fratello François Oman-Biyik, colui che segnò a Nery Pumpido di testa nel sorprendente match d’esordio contro i campioni in carica dell’Argentina. Completano l’attacco Bonaventure Djonkep e Louis-Paul Mfédé. A loro, si sommano le energie degli altri esordienti. Il mix che ne scaturisce spiazza molti pronostici e regala un gioco efficace, anche se discontinuo. Il cammino, che dalle vittorie per 2 a 1 contro Romania e Colombia conduce ai quarti di finale, è un crescendo emozionante. E, la reattività di ribaltare la segnatura dell’inglese David Platt, è una significativa prova di compattezza, in parte condizionata dall’ingresso in campo nella ripresa di Milla. Poi subentra la caparbietà albionica di crederci fino alla fine, oltre alla contingenza di un paio di decisioni arbitrali che fanno ancora discutere. I due rigori realizzati da Gary Lineker concludono una partita dove i ‘Leoni indomabili’ finiscono sconfitti sul piano del risultato. E gli spettatori non possono che riconoscerne impegno e talento. Negli anni trascorsi finora, poi, due del gruppo, Mfédé e Massing, non ci sono più. L’ultimo fermo immagine calcistico è quello citato in partenza. Ma mi piace ricordarne un altro, che li ritrae festosi dopo avere battuto al debutto l’Argentina di Diego Armando Maradona. La corsa sul campo, con i cartelloni pubblicitari e il pubblico nello sfondo. Nella fila saettante, qualcuno, forse il numero 8 Mbouh, realizza una capriola volante. Sembra il messaggio di un sogno che non vuole abdicare.

Giuseppe Malaspina