Frammenti di calcio nei film di Carlo Verdone

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Il tempo, nel mondo del pallone, è scandito dalla partenza e dalla conclusione di ogni campionato. Negli almanacchi una stagione abbraccia così due anni, intervallati simbolicamente da una barra obliqua. In quella calcisticamente iniziata da un paio di mesi, 2020/2021, Carlo Verdone raggiunge le settanta primavere. Un rapporto con il calcio, per l’attore e regista romano e romanista, coltivato fin da piccolo. Da un aneddoto raccontato in un’intervista, dove ammette che l’origine della sua passione risale al periodo delle elementari. Il papà che lo accompagna allo stadio a vedere un Siena – Rimini gli offre, per la prima volta, la prospettiva di percepire l’atmosfera di un campo di calcio. E l’abilità di un compagno di scuola, che disegna l’immagine suggestiva di un centravanti della Roma mentre segna un gol a un ipotetico portiere, indirizza la sua fede verso i colori giallorossi.

Eppure, le dinamiche del pallone, e del tifo che ne insegue i movimenti, finiscono sotto i riflettori dei suoi film come elementi marginali. Dettagli, ove ricorrano, funzionali a una narrazione che ha fotografato nevrosi, inquietudini e desideri comunicativi di più generazioni del nostro paese. Le battute, estrapolate da quelle commedie, da decenni si sono incardinate nell’immaginario collettivo. E nella carrellata di personaggi che le hanno pronunciate, riproposti dalla programmazione televisiva di questa settimana per festeggiare il compleanno di Carlo, c’è posto qua e là per elementi accessori, ma propri dell’universo pallonaro.

‘Bianco, rosso e Verdone’ è la storica pellicola datata 1981. Un road movie che consente all’attore romano, impegnato ancora una volta nella regia, di esplorare il carattere di tre diversi protagonisti, alle prese con lo spostamento verso i rispettivi seggi elettorali. Oltre al candido Mimmo e al logorroico Furio Zòccano, c’è spazio per la figura del taciturno Pasquale Amitrano. Emigrante lucano e abitante a Monaco di Baviera, l’uomo è sposato con una donna tedesca. Che sia tifoso della Juventus si evince dal poster in camera di Franco Causio, nella stagione precedente a quella del passaggio all’Udinese, e dal pupazzo bianconero acquistato in un autogrill, in uno slancio di desiderio orientato allo shopping. Il percorso verso Matera sarà una progressiva immersione in una serie di disavventure, al punto che il suo conclusivo e indecifrabile monologo di sfogo rivolto agli scrutatori rimane un tormentone ultradecennale. Eppure, a raccontare la difficoltà di Amitrano nei suoi tentativi di condivisione di un pezzo di quotidianità con coloro che incontra, è una sequenza girata in un’area di servizio. C’è un gruppo di giovani che, probabilmente per rompere lo stress del viaggio, improvvisano uno scambio di passaggi con un leggero pallone in plastica. La sfera arriva ai piedi Pasquale, immediatamente entusiasta di sentirsi coinvolto dalla situazione. La gioia però è destinata a durare poco. L’effetto di un suo tiro è calibrato male e la palla oltrepassa le corsie di marcia delle auto, terminando la sua corsa nei pressi del guardrail. Ad Amitrano il compito di recuperarla, e la malaugurata sorte di attendere invano per ore che le vetture smettano di sfrecciare e liberargli così la strada.      

In ‘Viaggi di nozze’, film del 1995, Carlo Verdone recita ancora in tre storie distinte. L’obiettivo delle telecamere segue pertanto le vicende di tre coppie di sposi. E Ivano Mancini impersona il prototipo del coatto romano, appena sposato con Jessica De Maria. All’ingente disponibilità economica si somma uno scarso possesso di strumenti culturali. I due padroneggiano con disinvoltura la tecnologia in voga all’epoca, eppure non riescono a farsi catturare dalla bellezza dell’arte. Una scena successiva alla cerimonia, li vede su un terrazzo in cima a un albergo di Firenze. Ivano, incastonato all’interno di un accappatoio, volge lo sguardo sui monumenti e sui palazzi della città, ma sembra smarrito e palesa a Jessica la sua incertezza. «Nun riesco a individuà o stadio», chiosa inequivocabilmente. I due sono ossessionati dall’essere reputati come anticonformisti, e il refrain verbale che sintetizza questa fissazione è l’espressione romanesca «O famo strano?». Un crescendo di situazioni viranti verso la trasgressione che culminerà in un momento di crisi. Una distanza e un senso di incomunicabilità che ritorneranno verso la fine, al rientro a casa. Una Jessica apatica andrà a dormire, lasciando Ivano sul salotto alle prese con un pallone. O meglio, con un palleggio dal rumore martellante. Come martellante è l’insidia della noia che si è affacciata sulla coppia. 

‘Gallo cedrone’ è un film del 1998. Armando Feroci è il protagonista, e pare discendere dalla figura di Ivano. Ma le sfaccettature del suo personaggio, raccontato qui in una narrazione unica e non divisa in tre parti, ne rivelano una personalità più complessa. Verdone gioca con le caratteristiche di un uomo immaturo e inaffidabile, alle prese con una separazione e una figlia. Il dualismo è con il fratello Franco, dalle abitudini più convenzionali e sposato con Martina, una ragazza più giovane e non vedente. La fuga di Armando e Martina è sospesa fra l’avventura e la tenerezza. Dove la cecità di lei apre soluzioni narrative che sposano la scalcinata creatività di lui. Ed ecco irrompere un ulteriore dettaglio che richiama il calcio. Martina vorrebbe visitare Pisa, e chiede ad Armando di condurla proprio lì, a centinaia di chilometri di distanza, e di farle da guida attraverso le parole. Lui trova la proposta assurda per via della lontananza eccessiva dalla meta, poi ha un’idea e finge di accompagnarla lo stesso, improvvisandosi un cicerone. E nella delicata simulazione entra con la macchina in un verde campo di calcio, finendo per descrivere l’impianto di illuminazione del terreno di gioco proprio come la torre pendente.    

Nel 2008 esce nelle sale ‘Grande, grosso e… Verdone’. Ancora una volta, tornano tre storyline con protagonista Verdone. In uno degli episodi, è Moreno Vecchiarutti, marito di Enza e papà di Steven. Una famiglia che ricalca alcuni topoi ricorrenti in Jessica e Ivano. Il loro viaggio a Taormina, dietro consiglio di uno psicologo per tentare di risolvere una crisi coniugale, attraverserà un intreccio di tentati tradimenti per approdare a una riappacificazione. I locali di un lussuoso albergo faranno da cornice al confronto con la riprovazione degli altri ospiti, come conseguenza delle loro abitudini comportamentali. Emblematica, per esempio, una sequenza in piscina con le pallonate del figlio in acqua, e le sfuriate del padre. Una situazione in cui la scompostezza del chiasso sembra diluirsi sotto il disappunto dello snobismo che traspare intorno. 

Giuseppe Malaspina